di Davide Assael
Il Domani, 11 aprile 2025
Da un corso dell’Università cattolica di Milano svoltosi a Opera nasce Mabul, rivista ideata e redatta interamente da detenuti, che prende spunto da un termine biblico che descrive un’esperienza di smarrimento. Un progetto da sostenere. Nell’ambito del corso di Giustizia riparativa dell’Università Cattolica di Milano, tenuto da anni con enorme seguito dalla professoressa Claudia Mazzucato, un paio d’anni fa abbiamo tenuto all’istituto penitenziario di Opera, alle porte di Milano, delle lezioni sul mabul, categoria biblica che già altre volte abbiamo assunto sulle pagine di Domani come chiave interpretativa del tempo di crisi continua che ci tocca vivere.
Mabul è un termine ebraico che troviamo nei capitoli 6-11 del libro della Genesi e nel Salmo 29. Nelle lingue occidentali, viene solitamente tradotto con “diluvio” ed è associato alla storia di Noè. Basta, però, dare una rapida scorsa al testo per capire che lì non si descrive affatto un diluvio, ma un fenomeno, se vogliamo meteorologico, assai diverso: la caduta delle acque dall’alto e la contemporanea emersione delle acque dal basso.
Dunque sì la pioggia, ma anche l’esondazione dei laghi, dei fiumi, dei mari, delle falde acquifere. Fenomeni, del resto, intuitivamente collegati. In ambito ebraico, la lettura biblica attraversa cinque livelli racchiusi nell’acronimo pardes, che sta per peshat (livello letterale), remez (simbolico), derash (midrashico-comparativo), sod (mistico). Se il primo livello ermeneutico ci porta a ricercare le tracce geologiche di questo terrificante fenomeno che avrebbe riportato l’intera terra emersa sott’acqua, i livelli successivi ci invitano a estrarre un significato più ampio del racconto. Mabul è, qui, il punto in cui alto e basso si incontrano fino a confondersi, momento di massima perdita dell’orientamento. Come quando ci si trova sepolti sotto una valanga di neve e non si sa più se, scavando, ci si stia dirigendo verso l’uscita o se ci si stia seppellendo ulteriormente. Durante il mabul, fenomeno talmente distruttivo da non trovare equivalenti nella storia biblica, ogni nostro segno di orientamento è caduto, lo smarrimento è massimo.
La rivista - Nel corso delle nostre lezioni, è stata tale l’immedesimazione di alcuni detenuti di Opera con questa condizione che, grazie alla mente ciclonica e la capacità realizzativa di Claudio Lamponi, hanno deciso di usare il termine ebraico per dar vita a una rivista, la prima in Italia redatta e gestita all’interno di un istituto penitenziario, in cui i detenuti potessero descrivere la vita carceraria italiana, notoriamente tra le peggiori fra i paesi sviluppati, come anche Domani documenta da tempo.
Dopo una presentazione in pompa magna alla presenza delle autorità carcerarie, cittadine e della comunità ebraica milanese svoltasi in una gremita aula magna dell’istituto penitenziario e scandita dagli interventi di alcune figure artistiche e giornalistiche coinvolte nell’iniziativa, il progetto sta ora prendendo definitivamente forma. Inutile dire che c’è bisogno di fondi, che la redazione della rivista ha pensato di cominciare a raccogliere attraverso l’organizzazione di una partita di calcio, che si terrà il 5 luglio, alle ore 18.00, presso il centro sportivo Vige a Milano. Il contributo non dev’essere per forza economico. Per dare risalto all’iniziativa, preziosissimi sarebbero, ad esempio, dei contributi di giornalisti, intellettuali, nomi noti del panorama culturale italiano, anche di questo stesso giornale che si è sempre dimostrato così sensibile al tema. Alcuni si sono già arruolati, altri sarebbero graditi.
Nel 2024 si è raggiunto il triste record di suicidi nelle carceri italiane, da dove, quando si esce, è altissimo il tasso di recidiva. Strutture spesso fatiscenti, sovraffollamento, assenza di personale qualificato sono solo alcuni dei mali che rendono impossibile un percorso di riabilitazione, già di per sé concetto altamente problematico. Chiunque voglia interessarsi all’iniziativa, entrare in contatto con la redazione, o semplicemente venire a vedere la partita di calcio, può trovare informazioni e contatti su www.mabul.it. Piuttosto che parlare di carcere, cosa sempre preziosa, per una volta permettiamo al carcere di parlare.











