di Giuseppina Manin
Corriere della Sera, 9 aprile 2023
Il progetto ideato dalle Dimore del Quartetto in collaborazione con Cisproject e con il sostegno di Itsright. L’obiettivo è coinvolgere un gruppo di detenuti del carcere di Opera in un programma che coniuga parola e musica. In carcere Raffaele ci è nato. La madre, che a Forcella campava di contrabbando, per non essere arrestata, come Filumena Marturano, era sempre incinta.
Ma il trucco non ha funzionato e Raffaele è venuto al mondo dietro le sbarre. Dove poi è uscito e rientrato infinite volte. Un via vai che somiglia a quello di tanti altri detenuti: l’isolamento forzato, la vita che si ferma, il tempo che si dilata. Eppure, in quelle tenebre emergono talora inattesi sprazzi di luce. Cosa può significare per chi ha provato solo degrado e violenza l’ascolto di un brano di Beethoven o la lettura di una poesia di Neruda? O magari l’incontro con la forma musicale più sofistica e emblematica di un vivere civile, il Quartetto d’archi.
Il progetto MetaFour nasce così, ideato dalle Dimore del Quartetto con l’associazione culturale Cisproject e il sostegno di Itsright, per coinvolgere un gruppo di detenuti del carcere di Opera in un programma che coniuga parola e musica. L’esito lo si potrà sperimentare “sul campo” martedì 18 alle 20 alla Casa di Reclusione di Opera, aperta al pubblico previa prenotazione. “Il lavoro di preparazione è stato lungo e coinvolgente per noi e per loro - ricorda Francesca Moncada, presidente delle Dimore del Quartetto -.
È il secondo anno che partecipiamo, la volta scorsa il tema era la Bellezza, stavolta la Speranza. Parola chiave in un carcere, stimolo per i detenuti a creare alcune poesie a cui abbiamo accostato proposte di ascolto, da Mozart a Beethoven, a Brahms”. I primi risultati sono stati sconvolgenti. “Beethoven non sapevo neanche chi fosse - confessa Mimmo, uno dei carcerati - Ma al primo ascolto ho sentito muoversi in me un “biscione” che mi scuoteva tutto. E sono scoppiato in lacrime”. “Un’esperienza incredibile per loro ma anche per noi - assicura Ida Di Vita, violinista del Quartetto Indaco - Abituati a ritmi forsennati e continue connessioni, il tempo sospeso del carcere ci ha spinti a condividere la loro esperienza di riflessione. E oggi il nostro modo di fare musica è diverso, più profondo”.
A conquistare l’inedita platea, anche la singolarità di una formazione di quattro strumentisti, emblematica della capacità di convivenza, dialogo, rispetto reciproco. “Siamo fieri di aver sostenuto il progetto MetaFour e i suoi valori civili, per noi è una forma di restituzione a Milano e al territorio in cui operiamo - interviene Gianluigi Chiodaroli, presidente di Itsright, società di collecting dei diritti musicali con oltre 170mila artisti -. Inoltre la musica può diventare occasione di inventare, una volta scontata la pena, nuovi profili professionali. Questi primi incontri sono solo il prologo”. Complice la sensibilità del direttore di Opera Silvio Di Gregorio, gli interventi di “Liberamente”. “Da 15 anni offriamo ai detenuti laboratori di lettura e scrittura - precisa Barbara Rossi, presidente di Cisproject. Un impegno di rilievo, 20 ore alla settimana, per ampliare il vocabolario, aiutarli a esprimersi meglio, manifestare sentimenti rimossi. Per tutti un’esperienza rivoluzionaria”.










