milanotoday.it, 5 febbraio 2026
Un papà detenuto trasferito dal carcere di San Vittore a quello di Opera. È bastato questo cambio per stravolgere la quotidianità della relazione padre figlia: l’uomo infatti nel carcere del centro di Milano aveva la possibilità di sentire quotidianamente la sua bambina, cosa non più possibile a Opera. A raccontarlo è l’ex deputata del Partito Radicale, Rita Bernardini, ripresa dall’Associazione per l’Iniziativa Radicale “Myrian Cazzavillan”: “Oggi ho ricevuto la telefonata della moglie di un detenuto attualmente recluso nel carcere di Milano-Opera, dove sta scontando un residuo di pena di due anni in regime di media sicurezza. Quest’uomo, trasferito da San Vittore in seguito al corto circuito e all’incendio che hanno colpito la III sezione, è padre di una bambina di appena cinque anni.
È proprio lei, questa bambina innocente, a soffrire più di tutti le conseguenze della detenzione del padre: a ogni visita il suo dolore si fa palpabile, il suo pianto inconsolabile. Da quando il papà è stato trasferito a Opera, la sua quotidianità è profondamente cambiata”.
A San Vittore quasi una chiamata al giorno - “A San Vittore - spiega - la bambina aveva la possibilità di sentire il padre quasi ogni giorno: sei telefonate a settimana che alimentavano un legame fondamentale. Ora, invece, le telefonate si sono ridotte a sei al mese. Anche gli incontri sono diventati rari e complicati: se prima poteva andare a trovarlo ogni sabato, ora può farlo solo una volta al mese, per non perdere la scuola. Ogni visita si trasforma in un percorso a ostacoli, segnato da perquisizioni invasive che non risparmiano nemmeno i più piccoli: i bambini vengono controllati dagli agenti anche dopo il metal detector e, per i più piccoli, il pannolino viene tolto e cambiato immediatamente”.
L’aiuto dei volontari di telefono azzurro - “A San Vittore - sottolinea la Radicale - c’erano i volontari del Telefono Azzurro che aiutavano i bambini a vivere quei momenti con un po’ di leggerezza, organizzando giochi durante il colloquio. A Opera, invece, hanno eliminato perfino lo spazio giallo esterno di Bambini senza Sbarre, privando i piccoli di un luogo sicuro dove distrarsi mentre aspettano i familiari. Ora, ogni sabato, questa bambina innocente piange e si dispera: l’incontro con il padre, che dovrebbe essere un momento di gioia e conforto, è diventato invece un incubo da cui sembra impossibile uscire”.
L’interrogazione al Ministero - “La maestra ha già segnalato alla madre il profondo disagio della bambina, che da tempo mostra segni di malessere. Di fronte a tanta sofferenza, viene spontaneo chiedersi che fine abbia fatto quell’Ordinamento penitenziario che, almeno sulla carta, dovrebbe tutelare i legami familiari dei detenuti, soprattutto quando ci sono figli minori coinvolti. Questa sarà la terza interrogazione che, con Roberto Giachetti, presenteremo al ministro della giustizia per denunciare il progressivo irrigidimento securitario del carcere di Opera, da quando è cambiata la direzione. Intanto, una bambina innocente continua a pagare un prezzo che non le appartiene”, conclude Bernardini.










