di Simone Bianchin
La Repubblica, 27 luglio 2021
In prefettura firmato il protocollo con la ministra della Giustizia Marta Cartabia: "C'è ancora da fare, lo spaccio si è spostato, ma questi sono segnali di speranza". Venti detenuti del carcere di Opera si prenderanno cura della manutenzione del boschetto di Rogoredo, l'area alla periferia Sud di Milano diventata nota come il 'boschetto della droga' - saranno formati per farlo e si aggiungeranno ai volontari già operativi per la riqualificazione dell'area verde naturale.
L'intesa è stata firmata oggi in Prefettura alla presenza della ministra della Giustizia Marta Cartabia che ha sottoscritto con il prefetto Renato Saccone, il capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Bernardo Petralia, il sindaco di Milano Beppe Sala e associazioni che hanno contribuito alla rinascita del parco, come Italia Nostra, il protocollo che stabilisce, in maniera sperimentale e per tre anni (con borse-lavoro e tirocini) la promozione di attività di cura e manutenzione di aree verdi, parchi e giardini da parte di massimo 20 detenuti per ciascuno dei tre anni per un percorso di riscatto collettivo già in atto, anche in carcere a Opera dove funzionano le attività di scuderia e cura dei cavalli gestite dalle Giubbe Verdi.
"Sono lavoratori particolarmente motivati - ha detto la ministra della Giustizia - e il loro coinvolgimento mette in rilievo due aspetti del tempo della pena: la formazione e il lavoro, per fare sì che sia l'occasione per una seconda possibilità". L'ex boschetto della droga, nella sua parte più ampia dal lato di via sant'Arialdo, tra Rogoredo e Porto di Mare, famoso per essere stato a lungo una delle più grandi piazze di spaccio e consumo di stupefacenti in Italia, da luogo di degrado - definito "un limbo di spettri tra siringhe e sguardi vitrei" da un padre che lì era andato a riprendersi suo figlio - oggi è luogo frequentato da runner e ciclisti e diventa "un bene comune fruibile da tutta la comunità", ha detto Marta Cartabia: "Celebriamo una rinascita che è già iniziata da anni anche se l'emergenza non è sconfitta e lo spaccio si sposta", come avviene dall'altro lato dei binari del treno, dove permane l'attività di vendita e consumo di stupefacenti.
"Mi piace pensare - ha aggiunto la ministra - che il protocollo abbia un valore simbolico di speranza e rinascita per i troppi ragazzi che vengono risucchiati in quell'abisso. Il mercato della droga cambia caratteristiche e contesti e non svanisce, anche perché è sempre alimentato dal business della criminalità organizzata".
"Siamo intervenuti tutti insieme perché Milano ha qualcosa in più, a volte", ha detto il sindaco Beppe Sala: "Il boschetto di Rogoredo era diventato un simbolo negativo che ha rappresentato una sfida alla città. Ora i tossicodipendenti si sono spostati lungo i binari e noi interverremo, con pazienza cercheremo di mettere mano alla cosa. La detenzione deve essere rieducazione e reinserimento: a Milano stiamo facendo la nostra parte, abbiamo dimostrato la volontà di farlo e io ci credo in particolare". I detenuti del carcere di Bollate, ha aggiunto Sala, erano già stati impiegati a turno, in duecento, nei lavori per l'allestimento di Expo 2015, "e ha funzionato in maniera incredibile. Poi nel 2017 all'Idroscalo avevamo detenuti di Opera e Bollate che si erano occupati di quello di cui si occuperanno a Rogoredo, ovvero la manutenzione del verde".
Per il prefetto di Milano Renato Saccone, "è stato smantellato il mercato più importante ma ci sono rivoli che vanno controllati e perseguiti, però ora il parco è fruibile da tutti in piena sicurezza". L'intesa (denominata 'L'unione fa la forza - volontari al servizio di una Milano più verde e più bella'), come sottolinea la presidente del tribunale di Sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa, porterà alla formazione di venti detenuti in tre anni, che daranno una mano per dare un nuovo vestito alla città: il protocollo rappresenta "una boccata d'ossigeno per le carceri milanesi che potrà restituire dignità attraverso il lavoro".











