di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 23 dicembre 2024
Duecento le richieste, 742 i testi donati. Un campione del basket anonimo ha donato 400 euro per comprare libri. Il prossimo obiettivo di Renato Mele, 82 anni: far leggere i ragazzi del Beccaria, “dove ancora non sono riuscito a creare una biblioteca come dico io”. Renato Mele, 82 anni, libraio in pensione e fin dentro l’anima, si è dedicato ad una operazione colossale: ha raccolto i desideri di Natale di duecento detenuti e li ha messi nero su bianco. Poi ha portato quella lista di titoli lunga venti pagine a tre librerie da una parte all’altra della città e diffuso quanto più ha potuto la voce presso amici e conoscenti: “Comprateli, io poi li recapiterò al carcere di Bollate”, diceva a tutti.
Risultato: invece che duecento libri, la gente gliene ha affidati 742. Non solo: un campione del basket che vuole restare anonimo ha donato altri quattrocento euro, sempre destinati a comprare volumi da portare nelle celle. A Renato, a questo punto, luccicano gli occhi. Capisce di aver fatto qualcosa di grande: “Ogni libro che accende il desiderio è una finestra sul mondo. Essere affamati di storie aiuta a non rimanere prigionieri della propria”.
Lui, libraio da sempre, lo pensa davvero. Ha iniziato tantissimo tempo fa a lavorare alla “Sapere” di piazza Vetra, dove oggi c’è il ciclista Olmo, poi si è spostato alla libreria di via Tadino. Decenni di avventure sempre in mezzo ai volumi e alla parola scritta. “Il primo giorno di pensione mi sono riposato un’ora e poi già ero stufo, mi sentivo solo. Stare con le mani in mano non è il mio karma, ho bisogno di avere intorno i personaggi dei libri e di farli conoscere anche agli altri. Ci provo e ci riprovo finché la gente non mi ascolta”, racconta. Così è entrato nel mondo delle carceri milanesi e ha fondato, una dopo l’altra, le biblioteche per i reclusi di San Vittore, Opera e Bollate. Ragiona Renato: “Il lavoro era la mia vita perché era con i libri, senza cui non sono capace di stare”.
Per lui non è stato assolutamente facile prendere accordi con tre librerie (la “Gogol” in via Savona, la “Scamamù” a Dergano e il “Convegno” in via Lomellina) e fare la spola da un capo all’altro della città per verificare man mano se qualcuno aveva per caso risposto all’appello. Ma nel giro di due settimane la voce si è diffusa e così un mare di gente ha lasciato un libro sospeso per chi, dietro le sbarre, aspettava.
“I libri regalano libertà e bellezza, fanno evadere i pensieri. Ci vuole un po’ di tempo per capirlo ma alla fine il messaggio arriva. Sono anche un ponte straordinario: aiutano noi volontari della biblioteca a trovare con chi vive in cella un terreno comune di cui parlare, su cui confrontarci attraverso le generazioni”. Pugili sconfitti, misteri che si svelano pian piano, ambizioni nate in strada, brama di denari che trascina verso la perdita del controllo di sé. Piacciono le storie forti, i personaggi in cui si possono riconoscere, “quelle che attivano emozioni”. A Bollate Renato organizza concorsi di lettura e scrittura e incontri con autori come Biondillo, Dazzieri, Balzano che grazie a lui e a un’altra volontaria, Rossella Coarelli, hanno preso a frequentare la biblioteca.
“Per Natale hanno chiesto tanti titoli di cui abbiamo parlato insieme: Come Dio comanda di Ammaniti e Il castello dei destini incrociati di Calvino, ad esempio, o thriller di Joel Dicker: si sono messi d’accordo e hanno domandato titoli diversi, così possono scambiarseli”.
Colpisce anche il numero di guide di viaggio, in quella lunghissima lista: “Alcuni vogliono “rivedere” almeno nelle pagine e nelle fotografie le loro terre d’origine, altri sognano viaggi in Paesi lontani che probabilmente non visiteranno mai. L’immaginazione è intimamente connessa con il rimpianto di non poter fare certe cose e a volte ricorda in modo doloroso ciò che è andato perso - ragiona ancora Renato. Altre volte i libri accentuano la rabbia per presunte ingiustizie subite o la percezione delle proprie limitazioni. Eppure sono vitali, e non solo perché creano un diversivo alla ripetitività delle giornate carcerarie”. Il prossimo obiettivo dell’instancabile Renato è farlo capire anche ai ragazzi giovanissimi del Beccaria, “dove ancora non sono riuscito a creare una biblioteca come dico io”. Non è semplice interessare gli adolescenti ai libri. Ma se qualcuno può riuscirci, magari è proprio lui.









