sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marta Grezzi

Corriere della Sera, 3 maggio 2023

Il reparto di trattamento avanzato per le dipendenze in carcere. La scrittura di un mensile e il coro tra le attività terapeutiche. A San Vittore c’è un reparto in cui i detenuti si chiamano “pazienti” e il loro percorso di recupero passa attraverso una “cura”.

Non perché commettere reati sia una malattia, intendiamoci: è un reparto di trattamento avanzato per persone con problemi di dipendenza da alcol o da sostanze (di cui le carceri italiane sono piene, anche se per legge non dovrebbe essere così) e quella sì che una malattia lo è.

Però in senso lato il “prendersi cura” di chi sconta una pena - affinché questa non sia semplicemente una punizione ma una via di rieducazione e reinserimento, beh, questo è ciò che dovrebbe teoricamente avvenire se il sistema Italia mettesse in pratica su scala generale, e non solo nei casi eccezionali che pure fortunatamente esistono, quanto previsto dall’articolo 27 della Costituzione.

Il reparto si chiama La Nave, è stato fondato nel 2002 dalla psicologa e criminologa Graziella Bertelli - che lo ha diretto per 20 anni - con l’allora direttore del carcere milanese Luigi Pagano ed è oggi guidato dalla dottoressa Giuliana Negri alla testa di una équipe della Asst Santi Paolo e Carlo di Milano attraverso il Servizio dipendenze area penale e penitenziaria, a sua volta diretto da Francesco Scopelllti.

I detenuti-pazienti del reparto sono mediamente una sessantina e vi accedono su propria richiesta, previa certificazione dello stato di dipendenza, che implica l’accettazione di un programma trattamentale molto impegnativo e comprendente numerose attività a scandire la giornata, dai colloqui con medici e psicologi allo sport, dalla redazione del mensile L’Oblò al Coro che dopo i tre anni di chiusura iniziati con la pandemia ha recentemente ripreso anche le esibizioni esterne con un oratorio dedicato alla Passione eseguito nella basilica milanese di Sant’Ambrogio con gli artisti volontari della Scala e della Fenice.

La particolarità della Nave è prendere “in cura” i detenuti-pazienti già durante la carcerazione preventiva, per impostare il percorso verso la “seconda possibilità” anche all’esterno con i SerD territoriali e in collaborazione con i volontari dell’Associazione Amici della Nave che a sua volta- tra l’altro - riporta quest’anno il Coro alla Civil Week per il concerto finale (6 maggio a Milano, ore 18, in Piazza Città di Lombardia) assieme alla band emiliana dei Rulli Frulli - sessanta percussioni suonate da giovani con disabilità - diretta da Federico Alberghini: l’unione di due fragilità a volte può fare veramente una grande forza.