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di Rosario Di Raimondo

La Repubblica, 15 maggio 2024

In due hanno inviato la lettera ad alcuni dei ragazzi vittime dei pestaggi: “Le condizioni erano estreme, l’intervento era necessario ma non vi dovevamo offendere”. Proposto anche un risarcimento simbolico. “Vi voglio chiedere scusa”, scrive un poliziotto. Parole simili a quelle usate da un suo collega. Due agenti della polizia penitenziaria, in carcere per l’inchiesta sulle torture al Beccaria, hanno inviato una lettera a tre giovani detenuti vittime dei pestaggi all’interno dell’istituto minorile. Hanno inoltre offerto a ognuna delle parti offese un “risarcimento simbolico” fra i 500 e i 700 euro. Non un tesoro, ma bisogna considerare “le loro condizioni economiche”, si legge nelle missive.

Un agente che firma la lettera di scuse compare nelle carte dell’inchiesta come uno degli aggressori del minorenne D.M., vittima di un pestaggio in carcere nel dicembre del 2022: il poliziotto lo colpì con un pugno in faccia. È lo stesso poliziotto che si scagliò contro A.H. a suon di schiaffi e insulti razzisti. È, ancora, la stessa divisa che al telefono si stupiva di come il clima dentro il carcere stesse cambiando, di come un “sistema” di violenze non fosse più tollerato. Chissà, forse un po’ è cambiato anche lui. Dal carcere di Bollate, dov’è detenuto da quando è stata eseguita l’ordinanza (inizialmente 13 agenti sono finiti in cella, 8 sospesi dal servizio), ha scritto una lettera di suo pugno. L’hanno ricevuta due detenuti.

Le parole dell’agente somigliano da un lato a quelle usate dai suoi colleghi che hanno già parlato durante gli interrogatori di garanzia. Molti di loro hanno attribuito, quasi giustificato, i comportamenti violenti alle difficoltà lavorative dentro il carcere. In questo caso, sembra almeno esserci qualche passo in avanti.

“Purtroppo il mio nome è legato a due tristi eventi - si legge nella lettera dell’agente -. Oggi, avendo tempo di ripensare, voglio dire che le condizioni nelle quali si sono verificati erano estreme, e anche se l’intervento era necessario non dovevo assolutamente offendere la vostra persona. Certamente le continue sollecitazioni e difficoltà nel farvi capire le cose mi aveva portato in generale a un grandissimo livello di stress. Ma oggi posso dire che stress, stanchezza, condizioni estreme non giustificano l’uso di sistemi eccessivi. Vi voglio quindi chiedere scusa perché ritengo di essere sempre stato un poliziotto disponibile e amante del proprio lavoro. Ma proprio per questo avrei dovuto pensare attentamente all’intervento che mi ha visto partecipe. Per il tramite del mio difensore vi offro un simbolico risarcimento del danno. Sperando che le vostre vite da qui in poi possano trascorrere tranquillamente, vi offro un saluto cordiale e spero di pacificazione”.

Gli avvocati dei ragazzi decideranno se accettare o meno il risarcimento simbolico (nelle lettere si chiede pure l’Iban). Potrebbero dire di sì, magari mettendo nero su bianco che quelle cifre rappresentano una sorta di “acconto” per un danno maggiore che andrà accertato nel corso del procedimento penale. La mossa dei poliziotti potrebbe comunque essere valutata positivamente anche dai giudici che si troveranno a decidere sulle istanze per ottenere i domiciliari invece del carcere. Otto le giovani vittime del “sistema Beccaria” accertate finora dalle pm Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena. Ma altri detenuti vengono sentiti in questi giorni.