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Corriere della Sera, 9 novembre 2025

Una serata-evento lunedì 10 novembre al Teatro Martinitt di Milano per il 15° anniversario delle attività musicali promosse nelle carceri milanesi dalla Fondazione Antonio Carlo Monzino e dall’Associazione Milano Musica. Quando le parole e i gesti non sono sufficienti… arriva la musica. Che non è solo emozioni. Può anche essere inclusione sociale e riabilitazione. È Il caso di “Note di libertà” l’espressione pubblica e condivisa di un percorso che da quindici anni utilizza la musica come strumento di crescita, espressione e rinascita all’interno degli istituti penitenziari milanesi. Ora i riflettori si riaccendono sull’esperienza milanese.

Lunedì 10 novembre, con inizio alle 20.30, al Teatro Martinitt di Milano - in via Pitteri 58 a Lambrate - è in programma un concerto-evento, organizzato in occasione del 15° anniversario delle attività musicali promosse nelle carceri milanesi dalla Fondazione Antonio Carlo Monzino e dall’Associazione Milano Musica. Protagonista della serata sarà la Band Freedom Sounds, formazione composta da detenuti della II Casa di Reclusione Milano Bollate grazie al progetto Musica in Carcere. 

“In questi anni, con il supporto di insegnanti professionisti che settimanalmente hanno incontrato i detenuti coinvolti nel progetto - viene spiegato dai responsabili -, la band ha perfezionato il proprio percorso musicale con un programma continuativo di laboratori musicali collettivi. A fianco della band si esibiranno anche il gruppo torinese Eugenio in Via di Gioia, tra i fiori all’occhiello della musica italiana, e il giovane cantante Blu, nome d’arte di Nicolò Barbini, con il suo stile che unisce cantautorato italiano e pop urbano.

Ma la serata, che sarà presentata dalla conduttrice radiofonica Rai e artista Alma Manera, non sarà soltanto dedicata alla musica. Tra gli altri sarà ospite dell’evento lo chef palermitano Filippo La Mantia, l’Oste & Cuoco, come ama definirsi, “che porterà sul palco la testimonianza sul periodo passato in carcere per un tragico errore giudiziario e su come la cucina sia stata la sua àncora e poi lo strumento di riscatto e successo personale”.

“Pensare al carcere come a un luogo in cui si butta via la chiave, non serve a niente. Perché lavorare sul recupero e sul reinserimento delle persone è l’unico vero modo per abbassare il livello di violenza nella società” ha dichiarato Lucia Castellano, Dirigente Generale dell’Esecuzione Penale Esterna, già direttrice della Casa di Reclusione di Bollate.