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di Zita Dazzi


La Repubblica, 25 febbraio 2020

 

Uffici chiusi al pubblico: "Dobbiamo evitare che si ammali qualcuno". Vertice al tribunale per la gestione dei detenuti in udienza. "Questo ufficio non può permettersi di rimanere chiuso: se anche solo uno si ammala si rischia la quarantena per tutti e non è possibile".

Così il procuratore di Milano, Francesco Greco, parlando della decisione di chiudere al pubblico gli uffici della procura, dove da oggi - ma la comunicazione ufficiale delle linee guida avverrà nelle prossime ore - si riceverà solo "su appuntamento o per impegni giustificati".

Il procuratore ha ricordato il fatto che "si tratta dell'ufficio più pubblico del tribunale; possiamo continuare a lavorare al limite minimo come d'estate, ma dobbiamo evitare che si ammali qualcuno". Tra le variabili da considerare c'è anche il fatto che "il Lodigiano è strettamente interconnesso con Milano", e ci sono pm e amministrativi che vivono in quelle zone e ai quali è già interdetto di recarsi in ufficio.

"In quest'aula tra magistrati, imputati e avvocati siamo spesso decine di persone, una situazione ambientale che contrasta con la circolare della Corte d'Appello di Milano" sull'emergenza coronavirus. Così il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano ha chiesto e ottenuto dai giudici della settima penale il rinvio del processo milanese Ruby ter a carico di Silvio Berlusconi e altri 28 imputati. Il pm, infatti, ha ricordato ai giudici che le direttive della presidenza della Corte d'Appello richiedono una distanza minima tra le persone in aula di due metri e che si "entri in aula 3-4 persone alla volta".

La Procura, tra l'altro, aveva già avvisato i difensori ieri, tanto che in aula stamani erano presenti solo tre avvocati e 7-8 persone in tutto. Il presidente del collegio Marco Tremolada inizialmente ha spiegato che "i servizi pubblici devono proseguire, salvo che per i lavoratori provenienti" dalle zone rosse. Poi, però, ha deciso di rinviare al 9 marzo anche per l'assenza dei testimoni. Tanti altri procedimenti sono stati rinviati.

In una riunione tra i vertici degli uffici giudiziari milanesi, tra cui il procuratore Greco e il presidente della Corte d'Appello Marina Tavassi, e il presidente dell'Ordine degli avvocati milanesi Vinicio Nardo è stato affrontato, tra le altre cose, anche il tema dei detenuti in questi giorni di emergenza coronavirus. Non è ovviamente possibile limitare le "traduzioni" ovvero i trasporti in tribunale, perché questo causerebbe un caos anche per quanto riguarda i termini delle custodie cautelari e quindi una lesione della libertà e dei diritti fondamentali.

Si continuerà quindi a trasferirli per le udienze limitando però gli assembramenti nei corridoi. Solo in alcuni casi si potranno fare udienze in videoconferenza: la limitazione deriva dal fatto che non tutte le aule del Palazzo di Giustizia sono attrezzate e tantomeno le carceri, fatta eccezione per quelle di massima sicurezza.

Le visite dei difensori in carcere saranno limitate e dove necessario (ma solo in caso di sintomi) si dovranno usare le mascherine chirurgiche. E mentre si firma questo provvedimento, contemporaneamente i vertici degli uffici giudiziari di Milano sono costretti a firmare anche ordini di materiale sanitario da inviare con urgenza.