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di Cesare Giuzzi

Corriere della Sera, 11 giugno 2022

Nelle tre palazzine alla periferia Nord Ovest di Milano gli inquilini abusivi sono l’80% dei 156 residenti. Bruciata l’auto di una famiglia romena. Corse di auto, impianti fognari ed elettrici logori, box arredati come appartamenti: il disastro del caseggiato Aler e le accuse tra Comune e Regione

La scintilla è una vecchia Citroen Xara che corre nel cortile come in un circuito di Formula 1. Sgomma, accelera, rischia di investire altri abitanti. Ma la causa della rivolta che venerdì sera porta in strada una sessantina di persone con mazze, bastoni, bombe carta, ha radici ben più profonde. Che affondano in anni di convivenza forzata tra occupanti abusivi che hanno trasformato questi tre palazzi dell’”edificio B” di via Bolla, estrema periferia Nordovest di Milano, in una sorta di campo nomadi verticale.

L’assedio degli abusivi in via Bolla - Gli abusivi sono l’80 per cento dei 156 abitanti, quasi tutti di origini rom. Romeni, bosniaci e serbi che mal si sopportano da mesi, e italiani - quelli rimasti sono meno di una decina - che un po’ resistono e un po’ contribuiscono a gettar benzina esasperati e arrabbiati. Perché la polveriera di via Bolla è un buco nero da anni. L’Aler, che dipende dalla Regione e gestisce queste palazzine, ha da tempo alzato bandiera bianca. La soluzione studiata, drastica e non ancora chiara nei tempi, è quella di salvare alcuni palazzi e praticamente abbatterne altri. Per questo i regolari sono stati via via “smistati” in alloggi temporanei, ma a ogni trasloco s’è succeduta una nuova occupazione. E oggi, mentre il Comune attacca “anni di gestione fallimentare di Aler” e della giunta del governatore Attilio Fontana, il centrodestra replica chiedendo “un presidio dell’esercito” (l’assessore regionale alla Casa, Alessandro Mattinzoli) o mettendo in luce le mancanze del Viminale: “Ci aspettiamo dal ministro Lamorgese un segnale forte per Milano” (il leghista Stefano Bolognini).