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di Sara Bettoni


Corriere della Sera, 17 maggio 2021

 

Non solo scuole. I tamponi salivari molecolari, ufficialmente sdoganati sabato dal ministero della Salute, sono in uso anche a San Vittore. Si tratta di piccole spugnette da tenere in bocca per alcuni minuti, inserire in una provetta sterile e inviare in laboratorio per le analisi. Così si rintraccia la presenza del Covid nella saliva senza usare strumenti invasivi come il tampone che "fruga" nelle cavità nasali e orale. Per la loro praticità di somministrazione questi test sono considerati più adatti ai bambini, agli anziani e alle comunità "difficili", come il carcere.

Ruggero Giuliani, medico infettivologo e coordinatore sanitario a San Vittore, spiega: "A febbraio abbiamo cominciato l'esperimento con i ricercatori dell'università Statale che hanno messo a punto i tamponi salivari. Il nostro riferimento è la professoressa Elisa Borghi". In un primo momento i "lecca lecca" anti-Covid sono stati proposti in parallelo con i test classici. "Dall'8 marzo invece li impieghiamo per coloro che arrivano dalla libertà - continua -. Poi i detenuti rimangono due settimane in un'area separata di accoglienza. Al 14esimo giorno li sottoponiamo al nasofaringeo". Trattandosi di un contesto delicato, il salivare offre molti vantaggi. "La nostra esperienza è positiva - dice Giuliani. Dobbiamo proporre lo screening a persone agitate perché sono state private della libertà e che a volte sono in condizioni alterate a causa dell'alcol o delle droghe. In questi casi fare un tampone nasofaringeo è complesso.

Ci sono capitati alcuni rifiuti". Non mancano i rischi per gli operatori, che potrebbero respirare "goccioline" emesse dal detenuto, potenzialmente contagiose. Il salivare invece può essere anche auto-somministrato. "Abbiamo chiesto all'assessore regionale alla Sanità Letizia Moratti di estenderne l'uso anche alle altre carceri".

Più di 500 i "lecca lecca" analizzati da febbraio, 250 nel periodo tra il 6 marzo e il 18 aprile, da cui è nato uno studio scientifico. "Dalle prime evidenze sembra che i salivari rilevino il virus con qualche giorno di anticipo rispetto al nasofaringeo - dice il medico -. Una caratteristica utile per la nostra comunità, dove è difficile isolare i positivi". Test frequenti e vaccinazioni hanno permesso al carcere milanese di evitare la terza ondata epidemica che ha investito il mondo "fuori". Mentre nel primo picco si sono registrati 21 casi e 150 circa a novembre 2020.

Ora la copertura vaccinale è superiore al 60/70 per cento, ma il lavoro di medici e infermieri (tutto personale dell'Asst Santi Paolo e Carlo) prosegue perché San Vittore vede un continuo ricambio di detenuti. E si pensa anche a chi viene scarcerato. "Abbiamo allestito una tensostruttura esterna per somministrare la seconda dose - dice Giuliani -, soprattutto ai senza dimora e a chi non ha documenti". Mentre fin da febbraio la polizia penitenziaria può richiedere l'iniezione. "Perché il virus non fa differenze tra chi ha la divisa e chi no".