di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 novembre 2020
Sono finiti in ospedale, positivi al Covid, altri due detenuti al 41bis del carcere milanese di Opera. Uno di 59 anni e un altro quasi ottantenne e con molte patologie. La vicenda del recluso al 41bis di 59 anni ce la racconta la figlia che non ha avuto notizie del padre dal 27 ottobre. "Solo ieri (5 novembre ndr) - racconta a Il Dubbio -, chiama il nostro avvocato dicendo che il carcere le aveva mandato una e- mail con scritto che mio padre è stato ricoverato.
Abbiamo fatto tante chiamate per sapere ma purtroppo è stato tempo speso invano. Nessuno che parla, nessuno che ti dice niente. Solo nel tardo pomeriggio arriva un'ulteriore e- mail dal carcere con scritto che mio padre ha il Covid ed è ricoverato in terapia intensiva". Una storia che si ripete. Una prima informativa generica e, solo dopo sollecitazioni, arriva la risposta con completezza.
L'altra vicenda invece riguarda il recluso al 41bis quasi ottantenne. Proprio 10 giorni fa si è visto respingere dal tribunale di sorveglianza l'istanza per il differimento pena, sottolineando il fatto che il Coronavirus non era penetrato in carcere e che comunque i detenuti al 41bis sono isolati e quindi protetti. Ma tempo qualche giorno, come ha rivelato Il Dubbio, il virus è entrato eccome al carcere duro.
In questo caso parliamo di Salvatore Genovese, 78enne al 41bis fin dal 1999, cardiopatico, diabetico, già operato di tumore, sordo e con i polmoni devastati da innumerevoli polmoniti pregresse. Solo giovedì scorso, 5 novembre, il suo legale Francesco Paolo Di Fresco ha appreso tramite una informativa della direzione, che martedì Genovese è stato ricoverato presso il reparto di medicina protetta del San Paolo di Milano. Ma, come è già accaduto con i familiari di Antonio Tomaselli (l'altro detenuto al 41bis, malato terminale), non si è specificato il motivo.
L'avvocato Di Fresco ha quindi subito mandato una pec urgente per avere spiegazioni visto la genericità dell'informativa. Il giorno stesso, la direzione ha risposto, ma questa volta spiegando il motivo del ricovero: "(...) si comunica alla S. V. che il detenuto indicato in oggetto, in data 03.11.2020 è stato ricoverato presso l'Ospedale San Paolo "Divisione di Medicina Protetta" di Milano, in quanto risultato essere positivo alla Sars- Covid 19, attualmente ricoverato nel reparto ordinario con un quadro clinico stabile che allo stato non richiede l'ausilio di respiratori artificiali".
Come detto, l'avvocato di Genovese ha fatto istanza per chiedere il differimento della pena in ragione delle condizioni di salute compromesse e delle potenziali complicanze che derivano dalla diffusione della pandemia da Covid 19, trattandosi appunto di "soggetto a rischio" alla stregua delle informazioni fornite dall'Oms, sia per l'età avanzata, sia per le concomitanti patologie. In effetti, da quanto risulta dall'ultima relazione sanitaria, l'uomo è affetto da numerosissime patologie. Ma nello stesso tempo, a detta del magistrato di sorveglianza che aveva rigettato l'istanza precedente, le patologie non potevano rientrare nello spettro indicato dall'Oms, anche perché "apparivano adeguatamente monitorate presso la struttura carceraria".
Ma non solo. Il tribunale di sorveglianza che dieci giorni fa ha rigettato l'istanza, ha ricordato quanto ha osservato il magistrato di sorveglianza. Ovvero, il giudice scrive che "il regime detentivo speciale cui è sottoposto il detenuto (non condividendo la camera detentiva con alcun altro detenuto e non avendo occasioni di promiscuità con altri detenuti), garantiva uno stato di permanenza in carcere connotato da grande isolamento e tale da rendere molto ridotti i contagi con gli altri detenuti, solo in gruppi di socialità ristretti e per poche ore al giorno".
Ma tempo qualche giorno, i fatti smentiscono la certezza cristallizzata dal tribunale di sorveglianza: il virus è entrato nei 41bis, infettando anche Genovese poi ricoverato d'urgenza per monitorarlo visto le sue patologie pregresse.
Rimane però il buco nero della mancata tempestiva informazione. Ricordiamo che Antonio Tomaselli attualmente lotta tra la vita e la morte, ed è l'altro detenuto al 41bis del carcere di Opera che è malato terminale e ha contratto il virus. Da giorni la moglie non aveva sue notizie. Solo dopo - e solo per puro caso - si è scoperto essere risultato positivo al Covid 19 e per questo ricoverato d'urgenza in ospedale.
Katiuscia, la moglie di Antonio Tomaselli ha attraversato giorni di forte preoccupazione e angoscia nel non sapere che fine avesse fatto il marito. Ricordiamo che è comunque in 41bis, anche se è in terapia intensiva. Lei e i figli, non possono andare a trovarlo. Per questo ora il legale ha avanzato una istanza al Gup per i domiciliari ospedalieri.
Ma tutto è confuso, generando preoccupazione e angoscia. Rita Bernardini del Partito Radicale e presidente di Nessuno Tocchi Caino che, contatta da Il Dubbio, tuona: "Figuriamoci se il Covid 19 possa fermarsi ai cancelli degli istituti penitenziari checché ne dica Travaglio secondo il quale con il Covid stare in carcere è molto più sicuro che stare fuori.
Chi glielo dice ora a Travaglio che il temibile virus è entrato persino al 41bis, cioè al carcere duro, il luogo più isolato esistente in Italia? E poiché in quel regime di detenzione anticostituzionale ci sono moltissimi detenuti anziani ed affetti da gravissime patologie, ecco che prendersi il Covid lì equivale ad una sentenza di morte!".











