di Cesare Giuzzi
Corriere della Sera, 7 dicembre 2020
Un migrante ha cercato di impiccarsi e subito dopo si sono verificati incidenti nel centro per il rimpatrio. Materassi dati alle fiamme, intervenuti decine di agenti di polizia e carabinieri. Il bilancio è di due feriti lievi. Ma è l'ennesimo disordine nella struttura.
A innescare i disordini stavolta è stato il tentativo di suicidio di un migrante di 36 anni. L'uomo, poco prima delle 22 di domenica 6 dicembre, ha cercato di impiccarsi ma è stato subito soccorso. Nel Cpr, Centro di permanenza per il rimpatrio, di via Corelli sono arrivate un'ambulanza e un'automedica in codice rosso. Durante le operazioni di soccorso, però, sono esplose le prime proteste da parte di un gruppo di ospiti. I migranti hanno dato fuoco ad alcuni materassi - come testimoniato da una densa nube di fumo che dalla struttura si è alzata verso il cielo - e si sono barricati nei settori del Cpr. Per questo è stato necessario l'intervento di diversi mezzi dei vigili del fuoco e l'arrivo in via Corelli di una decina di blindati di polizia e carabinieri. Il 36enne che ha tentato il suicidio è stato trasportato in codice giallo al Niguarda e non è in pericolo di vita. Un altro ospite, 22enne, è stato invece portato per un controllo al Fatebenefratelli dopo aver inalato molto fumo. Per riportare la calma è stato necessario l'intervento di poliziotti e carabinieri in tenuta anti sommossa.
Non è la prima volta che gli ospiti del centro inscenano proteste e rivolte. O che si verificano tentativi di autolesionismo. I casi più gravi lo scorso 12 ottobre, con una cinquantina di coinvolti, perlopiù tunisini, e a fine novembre. In quel caso a provocare gli incidenti era stato l'imminente volo di rimpatrio organizzato dal Viminale. Quando si è sparsa la voce un gruppo di giovani tunisini ha cercato di fuggire dal centro dopo aver sfasciato vetri, porte, finestre e rubinetti.
Anche in quella circostanza per riportare la calma era stato necessario l'intervento di diversi blindati. In questi tre mesi dopo la riapertura, la vita del Cpr è stata piuttosto turbolenta. Tanto che anche alcuni sindacati di polizia hanno chiesto al ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, al prefetto Renato Saccone e al questore Sergio Bracco interventi per garantire la sicurezza del personale. A peggiorare la situazione anche l'emergenza Covid e la necessità di mantenere separati i casi sospetti.
Sul fronte antagonista, invece, continuano iniziative e manifestazioni. Nei giorni scorsi la rete "No Cpr" ha denunciato che "otto minori sono stati illegittimamente trattenuti per tre settimane all'interno del centro": "Il freddo si fa sentire e le coperte in dotazione sono troppo poche ed alcuni lamentano di essere rimasti senza; altri di dormire direttamente sulle brande senza neppure il materasso. Come se non bastasse - hanno scritto nella loro denuncia via social - è stato servito cibo scaduto. L'alternativa sono gli snack a peso d'oro nello spaccio della stessa cooperativa di gestione, che trattiene il corrispettivo sulla paga giornaliera di 2,5 euro con la quale i trattenuti devono scegliere se comprare da mangiare, da fumare o da telefonare".











