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di Jessica Castagliuolo

Il Giorno, 5 novembre 2025

Una cultura aperta e capillare che trasforma, rende più umani e può persino farsi salvezza, antidoto potente contro le tante facce della violenza. Questo il tema al centro dell’evento che inaugura il Forum Cultura 2025 a Milano, che si è tenuto ieri sera al Teatro Puntozero Beccaria. A condurre l’appuntamento la direttrice de Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e Quotidiano Nazionale, Agnese Pini, che ha tenuto le fila di un dibattito fatto di parole e intervalli di teatro offerti dai ragazzi della compagnia residente, composta anche da giovani detenuti.

Sul palco pure le voci della cantante Paola Turci e del rapper napoletano Lucariello. Ancora, gli interventi di Giulia Minoli, presidente di Una Nessuna e Centomila, della filosofa Florinda Cambria Mechrì, dell’attrice Lisa Mazoni e del regista Giuseppe Scutellà. L’assessore alla cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi, ha sottolineato: “Puntozero non è solo un teatro dentro a un carcere, ma uno spazio aperto, un istituto culturale che coinvolge i ragazzi. Andare in questi luoghi significa accogliere la città, dialogare con tutte le sue parti sociali. Dobbiamo saper parlare con le nuove generazione senza preconcetti. La cultura è un diritto della comunità. Certo, non basta l’accessibilità a un museo per contrastare fenomeni complessi come la violenza minorile. Ma stasera cerchiamo di mettere in fila esperienze positive, e di avere una voce costruttiva, anche critica, nei confronti delle decisioni politiche”.

“È un sentimento doloroso ma reale: nel contrasto alla violenza di genere si fanno due passi avanti e cinque indietro. I numeri non sono dalla nostra parte. Quando pensiamo di aver fatto dei progressi, arrivano notizie drammatiche con la stessa, identica, dolorosissima narrazione”, ha detto Paola Turci, da tempo impegnata con la Fondazione Uno Nessuno e Centomila, che ha anche ricordato l’importanza di prevenire, cambiare il modello culturale, partire proprio dalla scuola e dalle nuove generazioni: “La cultura è educazione, ed è importante anche quella sessuo-affettiva. È cruciale insegnare ai ragazzi l’importanza del rispetto reciproco, della parità di genere e del riconoscimento dei confini. La musica, in questo contesto, funge da potente collante: è un linguaggio universale che aiuta a unirsi e a comprendersi”.

Comprendersi anche nei contesti più difficili, grazie a un’intercapedine di libertà, come sa essere ovunque un teatro, ancor più se adiacente a un carcere minorile: “Dietro a quel muro ci sono le celle. Di inverno non c’è riscaldamento. Non è sempre facile lavorare qui dentro. Però quello che ci dà il teatro è far sì che la parola non sia solo qualcosa che vola via, ma che rimane. Io vedo che i giovani hanno un gran bisogno di tornare alla loro età, di ricevere affetto, e credo che uno dei mezzi per farlo sia proprio questo spazio”, dice Scutellà.