di Ilaria Dioguardi
vita.it, 26 ottobre 2026
Freedom Sounds Band è un unicum in Italia: nata nella II casa di reclusione di Milano Bollate, è una band in cui agenti penitenziari e detenuti suonano insieme. Agenti di polizia penitenziaria e persone detenute che cantano e suonano insieme in una band. Succede nella II casa di reclusione di Milano Bollate, in un progetto che dura da 15 anni, nato all’interno dei progetti di educazione e riscatto sociale attraverso la musica, con il supporto della Fondazione Antonio Carlo Monzino. Ora un libro lo racconta, grazie alla penna e alla macchina fotografica di Andrea Pellegata. In uscita il 4 novembre, Freedom Sounds. Esercizio di libertà (editore Fabbrica dei segni) è un reportage fotografico e narrativo.
Il libro “nasce dall’incontro con l’agente che è l’animatore della Freedom Sounds Band da tantissimi anni, che si chiama Francesco Mondello, durante un concerto che hanno fatto nel mio paese, Limbiate. Gli ho detto della mia passione, della mia volontà di promuovere un reportage su questo progetto. Poi sono andato a parlarne nell’istituto di Bollate ed è stato accolto bene”. Così Pellegata racconta la nascita del suo volume. La band “nel corso dell’anno cambia perché talvolta le persone escono dal carcere. Nel momento in cui ho lavorato per la realizzazione di questo libro i componenti erano un batterista, un sassofonista, due chitarristi (di cui uno cantante) e un tastierista. Con loro suona un’insegnante, Margherita. Inoltre, un poliziotto canta con loro e un altro si unisce, a volte, alla band”.
Quasi due anni di lavoro - Per realizzare questo progetto Pellegata ha impiegato un anno per le fotografie e le interviste, poi altri nove mesi per la post produzione e l’editing. “Durante il tempo dedicato agli scatti fotografici, ho intervistato la band, formata dalle persone detenute e da due poliziotti, gli insegnanti di batteria, di basso, di chitarra e di pianoforte della Fondazione Antonio Carlo Monzino, che promuove in diversi contesti la musica (nelle carceri, nelle scuole) e da un po’ di anni manda i suoi insegnanti anche a Bollate. Non è la prima volta che entravo in un carcere. Qualche anno fa ho fatto per diverso tempo della formazione all’interno degli istituti di pena di Bollate, di Opera e di Monza attraverso un consorzio di cooperative su vari temi legati alla progettazione di impresa e allo sviluppo di competenze, per poter attivare forme di lavoro”, racconta l’autore.
Racconti attraverso immagini e testi - “Lavorare per questo progetto mi ha appassionato. Non sono un fotografo di professione, sono un operatore sociale e direttore di un centro di formazione professionale per ragazzi e ragazze disabili per il consorzio di cooperative Sir di Milano. L’esperienza mi ha lasciato tanto, le interviste che ho fatto alle persone non vertevano sulla loro biografia o su quello che avevano fatto nella vita, ma sulla loro umanità, sul loro lato più nascosto che generalmente non viene fuori”, prosegue Pellegata. “Conoscendole pian piano, a partire dalla musica, ho parlato con loro di temi quali i rapporti affettivi e d’amore, la giustizia, la libertà. Sono venuti fuori dei racconti molto profondi, abbiamo stabilito dei rapporti empatici e sono calati completamente i filtri”, continua. “Ed è calato anche il mio pregiudizio perché, volendo o no, ognuno di noi ha con sé un pregiudizio nelle situazioni, poi va a elaborarlo: in questo caso, l’ho elaborato con le persone detenute”.
In questa band “non si scelgono i componenti” - Pellegata sottolinea: “La musica aiuta a far uscire l’umanità che è in ognuno di noi, a far cadere le “barriere”. I cantanti e i musicisti di Freedom Sounds Band mi dicono sempre che, in questo gruppo, non si possono scegliere i componenti: quelli che ci sono ci sono. Quindi devono imparare a stare insieme agli altri, ognuno con le proprie ambizioni e i propri sogni, ma anche i propri limiti e le proprie contraddizioni. E la musica va fuori dalle mura, si confronta sempre con un pubblico a cui raccontano cosa fanno, perché lo fanno, che cosa rappresenta quel momento insieme”.
Un unicum in Italia, da 15 anni - “Il fatto che suonano insieme persone detenute e agenti di polizia”, sottolinea Pellegata, “è l’elemento forte di questo progetto”, che è unico in Italia, come racconta, nella prefazione del libro, Lucia Castellano, provveditrice dell’amministrazione penitenziaria della Calabria, prima direttrice della casa di reclusione di Bollate: “Sono andata via nel maggio del 2011, dopo nove anni di direzione e “l’esperimento” continua a funzionare, da 15 anni; è un grande risultato, resiste alle intemperie dei tempi attuali e questo è merito di operatori lungimiranti e coraggiosi. Quello che mi avvilisce è che resta unico nel panorama nazionale e io stessa non sono riuscita a replicarlo altrove, da provveditrice”.
“La band si esibisce anche fuori dal carcere, in teatri, in feste popolari, tutti in Lombardia ovviamente”. “Questa combinazione dentro-fuori può essere un esercizio di libertà. Se loro non uscissero per suonare, la sola musica non avrebbe questo potere”, afferma nel libro Andrea, insegnante di musica.
Francesco, agente di inclusione - L’agente di polizia penitenziaria Francesco Mondello è “l’anima del progetto, colui che gli dà continuità. È una persona straordinaria, lo chiamo “agente di inclusione” perché tiene insieme i musicisti detenuti e continua a promuovere fuori questa esperienza, interviene anche nelle scuole e nei convegni, si interfaccia con la direzione. Si è preso sempre la responsabilità di accompagnare questi musicisti”. Appassionato di musica sin da ragazzino, ha avuto l’opportunità di sviluppare questo progetto, “in ragione del contesto in cui lavora. Ha conosciuto un detenuto capace di suonare che gli ha chiesto se era possibile trovare uno spazio per una band. Hanno allestito inizialmente una sala prove con classici contenitori delle uova per isolare la stanza, in un secondo momento da un altro carcere è arrivato l’allestimento di un’intera sala prove”. Nel libro, Mondello dice: “Io fra un po’ me ne andrò in pensione. Non so come andrà a finire, spero che continui. Questa cosa l’ho creata io, quindi la sento proprio una cosa mia che lascio ai posteri. Ma speriamo che qualcuno la prenda in mano, bene, e la porti avanti”.









