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di Roberta Rampini

 

Il Giorno, 10 novembre 2020

 

Al carcere di Bollate sono stati raccolti quaranta pacchi per chi si trova in difficoltà. In termini giuridici si chiama giustizia riparativa: chi sta dentro (i detenuti) fa qualcosa di buono per chi sta fuori. Un modo per riparare il danno fatto alla società da parte di chi ha commesso un reato. A noi piace definirla una storia di straordinaria solidarietà. È quella che arriva dal carcere di Bollate. Un gruppo di detenuti dell'associazione Catena in movimento, all'insegna dello slogan "Insieme abbattiamo l'indifferenza", ha raccolto generi alimentari e preparato 40 pacchi da consegnare ad altrettante famiglie in difficoltà di Milano.

L'idea è nata dietro le sbarre, da Mario, Cristian, Domenico, Antonio, Maurice, Edgar, Lister, Roberto, Prince e Paolo, che hanno voluto pensare a chi sta fuori e vive una situazione di disagio. In poche settimane si è creata una "catena di solidarietà" che ha consentito di far arrivare quei pacchi alle famiglie, Simona Gallo, funzionario area giuridico pedagogica del carcere di Bollate che ha fatto da ponte tra dentro e fuori, Luisa Specchio, consigliere comunale milanese, Giovanni Zais, presidente di Milano Positiva e don Lorenzo Negri, parroco della Chiesa di San Gabriele Arcangelo in Mater Dei.

"In occasione del primo lockdown i detenuti che lavorano per l'associazione Catene in Movimento hanno confezionato oltre 10mila mascherine per la popolazione carceraria e non solo - spiega Gallo -. Per sdebitarsi con i compagni altri detenuti hanno deciso di iniziare una raccolta di generi alimentari, c'è stata una grande generosità da parte di tutti e così hanno deciso di donare. Sono state individuate 40 famiglie che vivono un disagio economico". Anche nel primo lockdown i detenuti del carcere alle porte di Milano avevano raccolto 1.405 euro da donare alla protezione civile e 250 chili di generi alimentari per il Banco Alimentare della Lombardia.