Corriere della Sera, 22 dicembre 2024
Gli “abitanti” dell’istituto di pena di Milano sono stati affiancati dall’Orchestra del Mare, che hanno suonato con gli strumenti realizzati nel carcere di Opera con il legno dei barconi dei migranti affondati. Gli auguri a papa Francesco dal popolo del carcere di San Vittore. Per il suo compleanno. Da parte di detenute, detenuti, agenti, direzione, volontari. Con gli strumenti dell’Orchestra del Mare, suonati dal Quartetto Pessoa e realizzati nel carcere di Opera con il legno dei barconi dei migranti affondati. A pochi giorni dall’apertura, per la prima volta nella storia di una Porta Santa del Giubileo dentro un carcere. Questa volta quello romano di Rebibbia, dove papa Francesco è atteso per il 26 dicembre: 48 ore dopo l’apertura ufficiale del Giubileo nella Basilica di San Pietro prevista per la vigilia di Natale.
Nel frattempo come si è detto sono stati gli “abitanti” di San Vittore, dalle persone detenute fino alla direttrice reggente Elisabetta Palù, a inviargli i loro auguri da Milano con un video collettivo, realizzato grazie alla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti e alla Fondazione Santo Versace. Registrato nella rotonda centrale del carcere milanese con la partecipazione dei presidenti delle due Fondazioni, Arnoldo Mosca Mondadori e Santo Versace, il video è stato inviato al Pontefice nel giorno del suo 88esimo compleanno, il 17 dicembre. Vi hanno partecipato tutte le componenti della popolazione carceraria. Ciascuna con il proprio messaggio individuale letto davanti all’obiettivo, compreso quello di un giovanissimo rapper con un testo improvvisato che ha commosso tutti i presenti. Parole che nel loro insieme hanno rappresentato, oltre all’augurio per il compleanno di Francesco, un ringraziamento anticipato per l’attenzione che il Papa ha rivolto al mondo delle carceri fin dalle premesse del Giubileo 2025 che sta per iniziare. Già nella Bolla con cui lo aveva indetto, in effetti, Francesco ha esplicitamente richiesto provvedimenti di “amnistia e condono” con un pensiero solidale nei confronti di chi sconta una pena in condizioni oggi durissime dovute in primo luogo al sovraffollamento delle carceri.










