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di Massimiliano Melley

milanotoday.it, 8 ottobre 2024

Terminato il primo ciclo dell’iniziativa con cui Assimpredil Ance, il carcere e i sindacati collaborano per formare detenuti e poi farli assumere. 10 persone hanno imparato un mestiere durante la permanenza nel carcere di Opera e hanno trovato un lavoro. È il risultato di un progetto di formazione e reinserimento avviato un anno fa in collaborazione tra Assimpredil Ance, il carcere di Opera, i sindacati, la Fondazione Don Gino Rigoldi e Umana. Il bilancio è arrivato a conclusione del primo ciclo e in concomitanza con la partenza di quello nuovo.

I detenuti che hanno ottenuto il permesso di uscire e lavorare all’esterno possono partecipare a un laboratorio-scuola con 96 ore di formazione, a cui segue l’inserimento lavorativo nei cantieri o imprese che ne fanno richiesta. I detenuti partecipano a 16 ore di corso base sulla sicurezza e a 80 ore di formazione per diventare operatore edile di base. Il primo corso si è concluso ad aprile del 2023, a cui è seguito l’inserimento nel mondo del lavoro.

“L’adesione al progetto comporta di per sé il raggiungimento di 3 degli 8 impegni previsti da ‘Cantiere impatto sostenibilè”, ha commentato Regina De Albertis, presidente di Assimpredil Ance: “Certo la strada da percorrere per abbattere i pregiudizi è ancora lunga, ma oggi abbiamo visto all’opera un’umanità meravigliosa disposta a mettersi in gioco per offrire una nuova opportunità. Abbiamo creato uno sportello dedicato per le imprese aderenti a questo progetto che offre un servizio di affiancamento strutturato e qualificato, in grado di superare le barriere e rendere il reinserimento lavorativo un’impresa non solo possibile ma appassionante”.

Lavoro strada migliore per cambiare vita - “Questo progetto potrebbe essere anche un suggerimento a tante imprese che hanno carenza di personale, come occasione per rompere la diffidenza che c’è”, ha aggiunto don Gino Rigoldi: “La cosa che apprezzo di più è la felicità e la contentezza che hanno questi uomini che escono. Anche il dire a chi fa queste cose: ‘Ho cambiato la vita delle persone, ho ridotto la recidiva’. Il lavoro è la strada migliore per cambiare la vita. Qui è successo qualcosa in più, perché è un lavoro fatto dentro un carcere, è una sorta di riabilitazione. Non si prende solo lo stipendio ma si impara a essere una persona come le altre, autonoma. Abbiamo inventato un format. Si rovesciano le parti, il datore di lavoro entra in un carcere, forma le persone e le assume veramente”.

Soddisfatto anche il direttore di Opera, Silvio Di Gregorio: “Magnifica avventura pubblico-privato. Cesare Beccaria ha avuto la lungimiranza di scorporare, dividere, il reato dalla persona. In carcere non ospitiamo reati ma persone. Ognuno può riscattarsi. Avere l’opportunità di poter sviluppare competenza, un tempo dedicato alla presa di coscienza di sé stessi, a riscoprire l’umanità che c’è in ogni persona. È il lavoro che permette alle persone di creare solide basi per evitare che si rientri nel carcere. Se poi una volta fuori manca la rete, il pericolo della recidiva è elevato”.

Sostegno a detenuti e aziende - All’inizio del percorso, come ha spiegato l’educatrice e tutor Susanna Frongillo, c’è un colloquio individuale per conoscere la storia e le aspettative del detenuto. E c’è anche un servizio di tutoraggio per le aziende che vogliono aderire al progetto, per ascoltare dubbi e incertezze sull’assunzione di persone che provengono da un istituto penitenziario. “Il nostro tutoraggio - ha detto Frongillo - continua anche nei primi 6 mesi sia per le imprese sia per i detenuti, anche con visite periodiche in pausa pranzo ai cantieri”.