di Marianna Vazzana
Il Giorno, 30 giugno 2022
Spettacolo a Opera per il Municipio 5. Lavori socialmente utili e concerto con i violini prodotti in carcere. “Il dramma della caverna”. È il titolo della rappresentazione teatrale messa in scena ieri dai detenuti di alta sicurezza del carcere di Opera davanti a una platea composta dai consiglieri di Municipio 5, che per la prima volta nella storia hanno organizzato un consiglio all’interno dell’istituto penitenziario (“con ingresso affacciato sul nostro territorio”, fa sapere il presidente Natale Carapellese”), gli agenti e tutto lo staff che ogni giorno si occupa di questa macchina gigantesca, “che deve funzionare nell’ottica di dare un’opportunità a 1.400 detenuti”, spiega il direttore Silvio Di Gregorio. “Le persone rimangono da noi per 10, 15 anni in media. Un periodo lungo. Quindi il sostegno deve essere totale: il detenuto viene accolto e guidato in un percorso che è prima di tutto introspettivo, per arrivare a un cambiamento reale”. Ha apprezzato lo spettacolo, attraverso il quale i reclusi “hanno mostrato le dinamiche del carcere di aver compreso la differenza tra chronos, il tempo che si misura, e kairos, quello di qualità, del fare”. Quanto alla presenza del Municipio 5: “È stata preziosa. Ci aiuterà a trasformare ancora di più il carcere in un’opportunità, visto che grazie a questa collaborazione alcuni detenuti svolgeranno lavori socialmente utili sul territorio, in un’ottica di riparazione del danno”.
“Vogliamo sostenere - commenta Carapellese - il reinserimento di queste persone, rafforzando le relazioni con la comunità. Il rapporto con il carcere c’era già (per esempio con lo stanziamento di fondi per borse di studio destinate ai figli dei dipendenti della struttura) ma vogliamo continuare. Organizzeremo anche un concerto, fuori dal carcere, in cui dei musicisti suoneranno i violini prodotti proprio dai detenuti, con il legno delle barche dei migranti approdati a Lampedusa”.










