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di Paolo Foschini


Corriere della Sera, 21 giugno 2021

 

Una serata-concerto a Parabiago, nell'hinterland milanese, con i detenuti ed ex detenuti del Gruppo della Trasgressione attivo da oltre vent'anni soprattutto nel carcere di Opera, ma anche con alcuni familiari di vittime della criminalità.

Le canzoni di Fabrizio De André, arrangiate ed eseguite dalla Trsg.band, gli interventi dei detenuti con una "finestra" sulla vita del Gruppo della Trasgressione. Ma anche la partecipazione di alcuni familiari di vittime della criminalità, che con l'associazione collaborano da anni incontrando in carcere gli autori di reati anche gravissimi per sostenerli nel loro percorso di recupero. Il mondo del carcere torna a "parlare" direttamente con l'esterno, dopo un anno e mezzo di isolamento totale segnato da rarissime eccezioni, e lo fa con un concerto a Parabiago, nell'hinterland milanese che avrà luogo giovedì 24 giugno alle 21 al campo sportivo "Nino Rancilio". Molto più di un concerto in realtà. Un segno.

"Il concerto - spiega in effetti lo psicologo Juri Aparo, fondatore del Gruppo della Trasgressione e tuttora suo coordinatore - mescolando canzoni di Fabrizio De André con interventi di detenuti ed ex detenuti che hanno effettuato un lungo percorso col Gruppo stesso, punta principalmente ad attivare il dialogo fra detenuti e collettività: parti che quando rimangono sorde l'una all'altra generano conflitti e contrapposizioni, che alla distanza e a loro volta producono malessere nel singolo e danni alla società".

La serata di Parabiago ha per titolo "Occhi grandi color di foglia", quel verso di Via del Campo che sintetizza il tipo di sguardo necessario a cogliere e far germogliare le relazioni tra persone anche quando sono vicinissime, come una puttana e una bambina, l'innocenza e il peccato, la parte scura e la parte chiara di noi.

"La serata - prosegue Aparo - proporrà̀ poi una dozzina di canzoni in risposta alle quali i detenuti del Gruppo della Trasgressione consegnano al pubblico le loro antiche fragilità, per molto tempo negate e oggi in cerca di una funzione grazie alla quale diventare risorse per la citta: storie di vita vissuta, di degrado e di criminalità, ma anche storie di persone che, dopo anni di introspezione e di lavoro sui propri errori, partecipano oggi a progetti in favore del bene collettivo che in passato era stato gravemente offeso". E lo psicologo chiude: "Studiare e lavorare con i detenuti, alla distanza, giova alla società più che lasciarli isolati fra le sbarre del carcere".