sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Michela Cirillo

La Stampa, 16 febbraio 2026

Il progetto promosso dall’associazione Cattolici ambrosiani. L’arcivescovo Mario Delpini: “Per cercare consensi la politica si disinteressa dei carcerati. Serve favorire la riabilitazione”. “Finalmente ce l’abbiamo fatta”: è questa la frase che riecheggiava nella sede del circolo Acli di Milano dove è stata presentata un’iniziativa che porterà alla realizzazione di una serie di appartamenti, almeno dieci, destinati a ex detenuti che non hanno una casa in cui tornare dopo l’uscita dal carcere, e a persone che dopo una condanna hanno avuto accesso a misure alternative.

A dare vita al progetto di housing è stata la collaborazione tra l’associazione Cattolici ambrosiani e il Comune di Milano, che ha approvato all’unanimità la proposta di destinare appartamenti sfitti, ancora da individuare, al reinserimento sociale di chi salda il suo debito con la giustizia nelle carceri milanesi.

“Vogliamo fare qualcosa di concreto, che risponda a un muro di impotenza davanti al quale le autorità sembrano bloccarsi. Al sovraffollamento contribuisce una quota di detenuti che restano in carcere anche se potrebbero uscire a scontare la pena fuori, perché non hanno un alloggio”, ha esordito Giorgio Del Zanna, rappresentante di Cattolici ambrosiani.

Il senso di urgenza verso la ricerca di una risposta al sovraffollamento degli istituti penitenziari ha accompagnato tutto il corso dei lavori che hanno portato alla presentazione del progetto: “Il problema è che ci sono nemici delle soluzioni - ha affermato l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, durante la presentazione -. L’opinione pubblica non ha simpatia nei confronti dei detenuti, per questo una parte della politica per cercare il consenso non tratta il tema della riabilitazione di chi ha scontato una pena. Il sentimento spontaneo non può essere: “chi sbaglia paghi, e si arrangi”. Serve un sistema che favorisca il reinserimento, che senza alloggi e proposte lavorative è improbabile”.

Il primo passo è stato l’approvazione da parte di tutte le parti politiche. Destra, sinistra e liste civiche hanno votato insieme per mandare avanti il progetto. Il prossimo gradino sarà aprire un bando rivolto alle aziende del terzo settore per la ristrutturazione e la gestione degli appartamenti. Erano presenti all’incontro diversi membri del Consiglio comunale milanese. Tra questi Emmanuel Conte, assessore a Bilancio, Demanio e Piano Straordinario Casa, l’assessore alla Casa, Fabio Bottero, e Lamberto Bertolè, Assessore al Welfare: “Serve concentrarsi sul “dopo”, soprattutto per la fascia tra i 18 e i 20 anni, i giovanissimi - ha dichiarato quest’ultimo. Alcuni ragazzi commettono reati per rimanere nel circuito d’accoglienza perché fuori non hanno nessuno che pensi a loro. Per risolvere i problemi non basta contenerli. Serve capire che il reinserimento è la risposta a chi chiede più sicurezza per questa città”.

Il focus dell’incontro è stato infatti il rapporto tra percorsi riabilitativi e abbassamento della recidiva, che si assesta sull’80% per i carcerati che non hanno accesso a percorsi riabilitativi e scende man mano che questi vengono attuati. Sul tema si è concentrata la responsabile dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna, Teresa Maria Mazzotta: “L’offerta abitativa abbatte il rischio di recidiva e facilita il reinserimento lavorativo, che deve essere personalizzato con un’attenzione al singolo detenuto”.

A Mazzotta ha fatto eco Luigi Pagano, Garante per i detenuti della Lombardia ed ex direttore del carcere di San Vittore: “Le nostre carceri sono fuori legge per le condizioni nelle quali i detenuti vivono a causa del sovraffollamento, che a volte non rende possibile neanche garantire a tutti le telefonate ai familiari che spettano a ognuno. Ho visto una donna con 14 figli e malata di tumore dover vivere in una cella con il suo bambino più piccolo. Le soluzioni di housing servono a tutelare situazioni come la sua e come quella di tante altre donne e uomini in condizioni di fragilità”.