di Federica Fusco
Corriere della Sera, 31 agosto 2025
Donne, api e libertà. Che si traduce in scontare il fine pena cercando di imparare un mestiere. L’argomento è grande, ma ci guida Emma (nome di fantasia), che è arrivata alla fine del suo tirocinio rieducativo, nel centro diurno di Cascina Cuccagna, a Milano. “Lavorare con le api è stata un’attività che mi è piaciuta moltissimo - ha affermato - Le api sono molto belle e piccolissime e ti permettono di stare all’aria aperta”. E l’aria in questione è quella di un’oasi inaspettata, che si svela tra palazzoni e tubi di scappamento ma offre ristoro, anche per l’anima. “Il tirocinio è durato tre mesi - riprende Emma. L’entusiasmo iniziale è rimasto uguale, anzi, più andavo avanti e più imparavo e più avevo voglia di tornare al centro giorno dopo giorno”.
Le detenute che hanno seguito il progetto sono state due, selezionate per interessi e attitudini e dopo aver superato degli accertamenti medici, ma solo una ha deciso di raccontarsi. “Ho avuto modo di conoscere della gente molto simpatica - aggiunge Emma - a cui mi sono affezionata. Non dimenticherò la felicità che ho provato lavorando con loro e con le api. E soprattutto mi vedo bene, un domani, a fare l’apicoltrice”.
Oltre alla voglia di fare, Emma aveva un asso nella manica che le ha permesso di socializzare in fretta, tra un’arnia e l’altra: l’henné. “Questa sua passione per i tatuaggi naturali le ha dato modo di interagire e aprirsi all’altro con fiducia e, a suo modo, rendersi utile. Ne ha realizzati moltissimi”, spiega Valentina Santoro, educatrice, che l’ha seguita dall’inizio alla fine. “Mi interessano le persone e non i reati - aggiunge proprio Valentina al telefono -. Il mio lavoro consiste nel provare ogni giorno a dare un senso pratico al percorso di formazione e crescita, personale e professionale. Puntiamo anche al riattivare la rete di contatti con chi vive fuori dal carcere, familiari e conoscenti”.
Il progetto Donne, Api e Libertà è stato realizzato grazie all’8x1000 della Chiesa Valdese e alla vendita dei biglietti della Lotteria Cuccagna 2025, “un canale di promozione popolare che in poco tempo ha superato i confini del quartiere per diventare di interesse regionale”, come riferito da Margherita Aliverti, project manager, che ha ideato e messo a punto l’intero programma. “Questa è stata la prima esperienza da responsabile progetti culturali e sociali ed è stato un vero onore”.
I due tirocini, retribuiti, sono stati ognuno di venti ore a settimana. Sono durati tre mesi e sono arrivati dopo altri mesi di preparazione. Le associazioni che ne hanno curato il coordinamento sono state Il Gabbiano e Cambalache, sotto la supervisione di Luisa Della Morte e Federica Scaringella dell’Accc - Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna. “Non lavoriamo con i grandi numeri - chiosa Valeria Barani, responsabile comunicazione dell’Accc: la nostra cifra stilistica è provare a fare bene. Abbiamo un approccio verticale e puntiamo a sviluppare un vero senso di appartenenza con le persone che frequentano la Cascina”.
E in effetti il clima che si respira, anche a distanza, è quello della coesione, che si declina in numerose attività, promosse tutto l’anno, molte aperte al pubblico e gratuite. Tra queste Magliando (un gruppo di signore unite dalla passione per il lavoro a maglia); la Domenica bestiale (con concerti o mostre) o il Gruppoverde (volontari che curano l’orto urbano didattico). Cascina Cuccagna è in via Cuccagna, 2 nei pressi di viale Umbria. È originaria del XVII secolo, restaurata e riaperta nel 2012. Negli anni è diventata un microcosmo che catalizza mille e una storia, con un’unica motivazione: il fare comunità.











