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di Elisabetta Andreis

Corriere della Sera, 11 ottobre 2025

“È il segreto di Pulcinella”. Così Pietro Farneti, responsabile dello Smi, il Servizio per le dipendenze che collabora stabilmente con la casa circondariale, definisce quello che tutti sanno ma nessuno scrive: la droga gira anche dentro. “È rarissimo che una morte in carcere sia ricondotta alle sostanze, ma che le sostanze circolino è un dato di fatto. Così come è un fatto che i ragazzi riescano ad accumulare farmaci per poi assumerli insieme o rivenderli all’interno”. Ogni settimana, nello storico penitenziario di piazza Filangieri, vengono eseguiti una cinquantina di esami del capello su 1.100 detenuti.

“Basterebbe farli a tappeto, non solo su chi si autodenuncia tossicodipendente e quindi viene seguito dal Servizio per le dipendenze (Serd) interno, per avere nero su bianco che dentro questo problema esiste davvero - spiega Farneti -. Ma forse è più comodo tollerare. E comunque senza consenso non si può fare nulla: né test, né controlli”.

Così i numeri restano parziali e la realtà scivola via come acqua tra le dita. Le due persone morte, precisa Farneti, non erano affidate al Serd né inserite nella “Nave”, la sezione terapeutica della casa circondariale. Uno, il peruviano, era al quinto raggio ed è spirato in ospedale per un’emorragia gastrica ancora da chiarire; l’altro, il marocchino, al terzo, è morto in cella per presunta assunzione di oppiacei e aveva un passato da tossicodipendente. “Il carcere è rimasto blindato per ore, solo psichiatri e alcuni medici hanno potuto entrare, il personale sotto shock”.

San Vittore è una città nella città: celle affollate, una fitta rete di operatori, educatori, volontari, avvocati, addetti alle pulizie e alla manutenzione, medici, parenti. Ogni giorno centinaia di ingressi e uscite. “Un’osmosi vivace, come deve essere - dice Farneti - ma assicurare controlli e perquisizioni efficaci diventa complicatissimo, se non impossibile”.

In quella soglia di piazza Filangieri, tra dentro e fuori, passa anche ciò che non dovrebbe passare. “Davvero niente può essere cambiato? - si chiede Farneti -. In Lombardia c’è una legge di riforma del sistema delle dipendenze dal 2020, ci sono piani per sviluppare progettualità, ma in cinque anni quella legge non è mai stata applicata”. Fuori dal carcere, le droghe cambiano faccia ogni settimana.

“Per capire davvero che cosa si muove - spiega - i Serd dovrebbero tornare per strada, nelle piazze di spaccio, insieme ai tossicologi. La popolazione che seguiamo oggi è ormai cronicizzata, non basta come campione. È un’industria, e i prodotti cambiano di continuo”. Dietro le sbarre si muore in silenzio. E la morte, quando arriva tra le celle, non è mai solo una tragedia: è la prova che qualcosa, nel sistema, continua a non voler essere visto.