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di Giovanna Maria Fagnani

Corriere della Sera, 15 agosto 2022

Il rapper, 22 anni, ha scoperto la passione per la scrittura al Beccaria dove è entrato a 17 anni. Don Gino Rigoldi. “Abbiamo bisogno di rapper come lui. La trap un modo per parlare ai giovani, ma oggi i testi sono pieni di aggressività e violenza”.

“Siamo umani abbiamo fatto errori...Pensateci prima di parlare, ragionate prima di giudicare. Aiutateci per un futuro migliore. Siamo rinchiusi in un labirinto dove ci sono milioni di storie”.

Alex ha 22 anni e canta gli sguardi giudicanti che sente su di sé. Nelle sue rime rap canta di un “peccato che ormai è fatto” di un passato che “ormai è morto non lo voglio risorto”. E del futuro che si affaccia: “Non voglio la guerra voglio la pax”. Alex Simbala, in arte El Simba, da bambino voleva seguire le orme del nonno e fare il meccanico. E invece venerdì 19 salirà sul palco di “Milano è viva”, al Castello Sforzesco, per il suo primo concerto da solista (ore 21, ingresso libero, prenotare su Mailticket). Una performance intitolata “Una speranza mille sentimenti” (come il suo nuovo singolo), che alterna canzoni, danza e narrazione.

Il talento di Alex per il rap si è rivelato negli anni di detenzione al carcere minorile Beccaria. Ci è entrato a 17 anni. Gliene restano 2 e mezzo da scontare, ma ha ottenuto a marzo la messa in prova. È tornato a vivere in famiglia e ha già un lavoro: è assunto fra le maestranze di Puntozero Teatro, che gestisce la sala teatrale del Beccaria, pronta a riaprire al pubblico a settembre. “Sono molto emozionato, è il mio debutto come cantante e sarà su un palco così importante - racconta. Scrivo canzoni da circa 3 anni e ne ho incise 9. Prima avevo molta rabbia dentro di me. Al laboratorio teatrale mi sono avvicinato, sono sincero, solo perché c’erano anche le ragazze. Invece poi mi sono innamorato del loro progetto e della scrittura. Ho capito che posso sfogare la mia rabbia per gli errori che ho fatto, raccontare la paura, la speranza di potercela fare non con la violenza, ma con un foglio, una penna e una base. Il teatro mi ha aperto un nuovo mondo”.

Nato in Ecuador, Alex ha raggiunto i genitori emigrati in Italia, a Pioltello, a 8 anni. “L’impatto con una nuova cultura, una nuova lingua, non è stato semplice”. Dopo le medie, il giovane si iscrive a meccanica, ma, dopo un anno, lascia. “Me ne fregavo, avevo atteggiamenti sprezzanti”. Finisce in un gruppo di coetanei che commette reati. Arriva la condanna. “La felicità è la libertà. La perdi, lasci la famiglia vuota, il tuo cuore è spezzato a metà. Ti manca l’affetto di mamma e papà” canta ora. La compagnia Puntozero, composta da 15 persone, fra detenuti e volontari, opera al Beccaria dal 1995. “Facciamo corsi di tutte le professionalità teatrali: tecnico luci, fonico, macchinista, addetti alle trasmissioni in streaming. Mestieri che puoi spendere anche in altri contesti. Il teatro diventa un’occasione per riappassionarsi allo studio” racconta il direttore artistico Giuseppe Scutellà.

Tra i primi fan di El Simba c’è don Gino Rigoldi, cappellano del Beccaria, che venerdì sarà in platea. E invita a non sottovalutare il rap e la trap. “Alcuni ragazzi che seguo vivono con me. Io metto su Chopin, loro cambiano e mettono la trap. E sentono la stessa canzone 20 volte di fila. È importante inserirsi anche in questa nuova forma di comunicazione, per raggiungerli. Senza moralismi, accettando anche qualche esagerazione o parolacce”. La trap “è un modo di comunicare con cui ragazzi, che gravitano soprattutto attorno alle periferie e alle carceri, parlano dei loro sentimenti e desideri. Sono molto ascoltati e questo non è da sottovalutare, perché i loro testi sono pieni di aggressività e violenza” aggiunge don Gino. I testi di El Simba invece “Non girano attorno a quattro luoghi comuni ma fanno riflettere. Abbiamo bisogno di rapper come lui”.