Avvenire, 9 dicembre 2025
Roberto Mozzi, già cappellano al carcere di San Vittore di Milano per dieci anni fino al 2024, lo ha appreso domenica sera direttamente dal giornalista Luigi Ferrarella, che ha anticipato la notizia sul Corriere della Sera nell’edizione di ieri. Era stato denunciato per una presunta “rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio” dal Provveditore regionale delle carceri della Lombardia, Maria Milano nel giugno 2024. La procura di Milano, però, ha chiesto l’archiviazione del procedimento nei suoi confronti, valutazione condivisa e confermata poi dalla gip Angela Minerva.
Al centro dell’azione giudiziaria un intervento sui (troppi) casi di suicidio in carcere che l’allora cappellano Mozzi aveva pronunciato in un’iniziativa degli avvocati della Camera penale di Milano. Discorso che Avvenire aveva pubblicato il 25 giugno 2024 nelle pagine dedicate al tema della condizione dei carcerati.
Nell’intervento, si sottolineava come “a San Vittore la parola d’ordine è dimenticare” i 12 ragazzi e uomini che si erano tolti la vita nel penitenziario, di cui don Roberto ricordava i nomi e, sommariamente, le vicende umane. La denuncia di una condizione - quella dei reclusi, tra sovraffollamento delle celle, difficoltà a svolgere attività rieducative per mancanza di operatori e carenza del numero degli agenti penitenziari - che evidentemente non era stata gradita dall’amministrazione delle carceri lombarde.
Bene che ora la questione si sia chiusa con un sostanziale non luogo a procedere per l’ipotesi di un presunto reato di rivelazione di segreto d’ufficio che poteva apparire in realtà come una censura. Certo, colpisce anche che di tutto questo Roberto Mozzi - che nel frattempo ha chiesto e ottenuto la sospensione dal ministero presbiteriale - non avesse alcuna conoscenza né diretta né indiretta.










