di Marta Blumi Tripodi
Corriere della Sera, 29 aprile 2023
Il collettivo lavora con ragazzi difficili: “Non vogliamo vivere nell’illegalità, molti di noi hanno un passato difficile, di spaccio e di devianza”. La parola “redenzione” è spesso abusata, ma è l’unica che si adatta a descrivere alcune storie, come quella dell’etichetta Attitude Recordz e del collettivo Exagora. “Il nome significa letteralmente “Fuori dalla piazza”: molti di noi hanno trascorsi di illegalità, spaccio, devianza. E non vogliamo più vivere così”.
A parlare è Matteo, uno dei tre fondatori, e lo fa con cognizione di causa: sta ancora finendo di scontare una condanna a 20 anni comminata nel 2011. La vicenda: amici diretti a una festa fermati a un posto di blocco, la patente ritirata, gli animi che si accendono. Nella colluttazione un carabiniere viene ferito a morte e Matteo, appena 19enne, approda nel carcere di Bollate, dove inizia un percorso di presa di coscienza, lungo e non indolore, ci tiene a sottolineare. “Ciò che ho fatto mi lacera ogni giorno, faccio fatica a conviverci. Ma ho capito che il mio compito è cercare di migliorare il contesto: per molte cose è troppo tardi per me, ma voglio dare un contributo tangibile agli altri, per un cambiamento vero”.
Da detenuto si laurea in Scienze dell’educazione e comincia a scrivere poesie. Un giorno partecipa a un happening di improvvisazione fuori dal carcere: è un evento con una forte componente rap. “Non conoscevo molto l’hip hop ma i due organizzatori, Yassa e Bongi, mi convinsero a provare il freestyle. Fu uno dei momenti più felici di quel periodo”, ricorda. Passa il tempo, e Matteo diventa un educatore: esce ogni giorno per lavorare in comunità per ragazzi difficili, e la sera rientra in carcere. Yassa e Bongi, ormai amici fraterni, sognano di aprire uno studio di registrazione libero e gratuito, dove i ragazzi di periferia possano sfogare le loro frustrazioni con la musica. “Partecipammo a un bando per i fondi: vincemmo e mettemmo su un piccolo studio, prima in zona San Siro a Milano, e poi a Corvetto”. Gli artisti di Exagora sono giovanissimi, arrabbiati, perennemente tentati di scegliere la via in apparenza più facile. Il primo Ep omonimo esce a fine 2022 sulle piattaforme di streaming, e qualche giorno fa l’annuncio di una prima stampa in cd, con l’aggiunta di quattro inediti. E di una provocazione: le copie, a tiratura limitata, sono in vendita a 1.000 euro l’una, il costo che lo Stato deve sostenere per ogni giornata in carcere di un detenuto. “Se nessuno è disposto a spendere in cultura e in percorsi rieducativi per la gioventù a rischio, dobbiamo essere pronti a pagare il costo sociale dei loro sbagli”.
Che non risparmia critiche a chi, nell’industria musicale, finisce per lucrare sul fascino della criminalità: “Vedo ogni giorno gli effetti sugli adolescenti, non sempre positivi. Non voglio fare il moralista, però se questi comportamenti vengono premiati finisce che molti ragazzi in carcere ci finiscono davvero”. È consapevole che c’è chi si sente a disagio se ad affrontare il tema è una persona che sconta una condanna come la sua. “Per me è difficile metterci la faccia, con il passato che ho, ma continuerò a farlo: è proprio attraverso queste battaglie che forse riusciremo a scuotere l’opinione pubblica”.










