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di Roberta Rampini

Il Giorno, 21 novembre 2024

L’artista Nadia Nespoli: “Non un semplice pannello monocromatico ma ore di dialogo, lavoro manuale e profonda riflessione”. Fili rossi per dire stop alla violenza sulle donne. Fili rossi lavorati all’uncinetto da uomini che hanno commesso reati contro le donne. “I fili rossi” è il titolo di un’opera nata dalla collaborazione tra il laboratorio Artemisia dei detenuti del settimo reparto del carcere di Milano-Bollate e l’artista milanese Nadia Nespoli in mostra al Tribunale di sorveglianza di Milano fino al 15 dicembre. Un’opera d’arte tessile che rappresenta un potente messaggio contro la violenza sulle donne e la discriminazione di genere. La scelta del colore rosso non è casuale, ma rappresenta il simbolo universale della lotta contro la violenza di genere. Oltre al messaggio sociale c’è anche un altro aspetto che lo rende particolare: nel processo creativo i detenuti hanno imparato una tecnica tradizionalmente femminile come l’uncinetto.

“I fili rossi” non è semplicemente un pannello monocromo - spiega Nadia Nespoli - ma rappresenta ore di dialogo, di lavoro manuale e di profonda riflessione. Ogni filo intrecciato racconta una storia di consapevolezza e di trasformazione”.

Il progetto rappresenta anche un esempio concreto di come l’arte possa diventare strumento di rieducazione e di sensibilizzazione sociale, creando un ponte tra il “dentro” e il “fuori” delle mura carcerarie. “Questa opera rappresenta perfettamente il modello di reinserimento che caratterizza il nostro istituto - dichiara Giorgio Leggieri, direttore del carcere -: vedere i detenuti impegnati in un’attività artistica che li porta a riflettere sulla violenza di genere è un esempio concreto di come l’arte possa diventare strumento di rieducazione e cambiamento”.