di Conchita Sannino
La Repubblica, 28 dicembre 2022
Il magistrato che guida la procura minorile di Milano: “Al ministro Nordio dico che di tavoli ne abbiamo visti tanti. Abbiamo immediatamente bisogno di risorse e personale”. E sul trasferimento dei giovani negli istituti di altre città: “Così aumenta il loro sradicamento”. “Ora dovrei cominciare con le solite litanie? Ma intanto i numeri crescono, il malessere tra i ragazzi è aumentato. Per questo non mi posso stancare di ripetere le stesse cose... “.
Cosa, procuratore Cascone?
“Che un carcere minorile è cosa molto diversa da un carcere per adulti: che occorrono investimenti, risorse, e personale specializzato, con una formazione specifica”.
Allarga le braccia Ciro Cascone. Da sette anni procuratore capo dei minori a Milano, il distretto con il maggior carico di lavoro in Italia, sia nel civile sia nel penale, Cascone è il magistrato che coordina, con la Procura ordinaria, l’inchiesta sull’evasione dei sette ragazzi dal carcere Beccaria, a Natale. Due di loro sono stati presi. Altri due, minori, rientrati autonomamente. Ricerche in corso per un 17enne e per altri due maggiorenni.
Il ministro Carlo Nordio ha annunciato: tavolo interministeriale...
“Veramente, di tavoli e cabine di regia ne abbiamo visti tanti. Forse occorrono delle cosine semplici. Due: far funzionare quello che abbiamo e mettere risorse, risorse, risorse. Mentre il disagio cresce, non sono arrivate politiche di prevenzione, non aumentano le spese. Ecco, poi divento un fiume in piena”.
Procuratore, c’è un leader o un babyboss in questa evasione?
“Non posso parlare delle indagini, ma è fatale che uno lanci l’idea e altri, per fragilità e mancanza di riferimenti, seguano. Ma ora, mentre tanti chiedono solo di chi sia la colpa, io dico: dobbiamo capire dove stanno le responsabilità del grave episodio - com’è doveroso - ma anche capire come operare in generale per recuperare questa platea. Questo è un interesse della comunità tutta, dei “perbene”. Invece questi minori continuano ad essere invisibili. E, nel migliore dei casi: un problema. Vuole un esempio? Lo sa che il Pnrr ci ignora completamente? Quindi il fattaccio del Beccaria deve servire ad accendere le luci non solo sulle carceri, ma sul mondo minorile: su cui non riusciamo a fare nulla, o quasi, prima che diventino giovanissimi indagati o detenuti”.
In che misura il problema si aggrava?
“Di molto. Quest’anno ho avuto 4mila procedimenti penali, ed è più o meno in linea, ahinoi. Ma ho avuto ben 9.500 nuovi procedimenti civili. Cosa mai vista. Il nostro massimo era 7.000. Dietro ognuno di quei numeri c’è una famiglia che non funziona, una forma di malessere e di disagio che affligge tantissimi minorenni. Noi sappiamo tutto, li vediamo, anzi è come se sfilassero davanti a noi che abbiamo anche ottime norme, soluzioni che teoricamente altrove ci invidiano, ma è come s e non riuscissimo a intercettarli”.
Un sintomo del disastro sono anche i cantieri infiniti. Nel carcere Beccaria durano da quasi venti anni? Perché, secondo lei?
“Capisco chi dice, col senno di poi, che avrebbero fatto meglio a demolire e a ricostruire tutto. Ma il senno di poi non è mai un onesto compagno di analisi. I vari cantieri negli anni si riferivano a vari segmenti. Difatti, un primo pezzo realizzato è quello in cui stanno oggi i ragazzi meglio sistemati. L’ultimo dura dal 2018, ma c’è stato il Covid a rallentare. Il tema è anche un altro”.
Il personale...
“Che manca in tutti gli uffici pubblici, lo so. Ma è peggio che accada negli istituti minorili: se mancano operatori, al Beccaria o altrove, si bloccano le attività con i ragazzi e non riesci più a seguirli. Il che significa una cosa: abbandonarli alla deriva da cui sono stati portati fin lì”.
Per i cantieri infiniti, è avvenuta anche la diaspora dei ragazzi detenuti, anche a mille chilometri. “Sì, anche questo abbiamo denunciato. A causa dei lavori che non finiscono molti ragazzi da Milano sono stati mandati a Caltanissetta, a Catanzaro, a Sassari, a Potenza. E questo produce due danni, seri: non solo i ragazzi perdono quel minimo di affettività con un genitore, un nonno, una fidanzatina, per quanto precari siano quei legami; ma finisce la possibilità di progettualità”.
Cosa significa?
“Un conto è che a Milano hai il servizio sociale ministeriale o del territorio e costruisci per lui un progetto di inclusione; ma se i ragazzi stanno a Sassari o a Caltanissetta, chi vuoi che investa su di loro? Molti vengono da famiglie disgregate, o sono minori stranieri non accompagnati: se non gli offri una via d’uscita dal circolo della devianza, ci resteranno a vita. O pensiamo che si salvino da soli, stando in carcere? “.
Tra 48 ore, entra in vigore il neo-processo penale. Reggerete?
“Questa riforma, che punta a creare le basi del processo penale telematico, ci mette ancora più ai margini: perché noi uffici del minorile non siamo informatizzati assolutamente. Noi viaggiamo sulla carta. E ci troveremo con incombenze che rallenteranno tutto: altre attese e altri casi senza risposta, quindi altra rabbia che si accumula”.
Poi a febbraio sarà la volta del civile: dove siete molto operativi.
“Altroché. Ce li troviamo a 15 anni che commettono un reato e li conoscevamo già non per loro colpa, ma per responsabilità degli adulti o del contesto che era stato analizzato sul versante civile”.
Procuratore, confidate di trovare anche gli ultimi tre ragazzi in fuga?
“Mi auguro si consegnino. Per le loro vite: per arginare il prezzo che dovranno pagare. Già sono invisibili, se poi evadono, molti pensano che bisogna chiuderli in gabbia e buttare la chiave. Ma è questo che serve a loro, e al Paese?”.










