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di Andrea, Maurizio, Qani, Perri, Sanfilippo, Stefano, Yohan*

Corriere della Sera, 8 luglio 2025

“Anche l’ora d’aria è un inferno. I ventilatori? Li comprano i volontari”. Il racconto in diretta di un gruppo di detenuti che si trovano alla sezione La Nave della casa circondariale, nel caldo torrido dell’estate milanese, circondati dal cemento, che rende un inferno anche l’ora d’aria. I ventilatori li comprano i volontari. Che bello: arriva l’estate e quasi tutta la popolazione si prepara per andare in vacanza al mare. Inoltre, visto il caldo, il governo sta prendendo misure per non far lavorare la gente sotto il sole nelle ore più torride. Ottima cosa.

Poi c’è anche una piccola porzione di cittadinanza dimenticata: noi carcerati, che al mare non possiamo andare. Nello specifico noi ci troviamo a San Vittore, quarto piano del terzo raggio, nel reparto La Nave che è una sezione di trattamento avanzato gestita da Asst Santi Paolo e Carlo per persone con dipendenze. Negli altri reparti stanno peggio. Là le celle sono chiuse quasi tutto il tempo, per le passeggiate all’aria c’è un’ora e mezza la mattina e circa lo stesso tra l’una e le tre del pomeriggio. Al rientro nelle celle, sempre strapiene, il caldo è moltiplicato per la mancanza di spazio.

Qui alla Nave siamo più fortunati. Le celle qui sono aperte per buona parte della giornata, abbiamo un calendario settimanale con varie attività, le dottoresse per combattere l’afa ci hanno munito di ventilatori - uno per cella - pagati dall’Associazione Amici della Nave. Certo, diverse cose non funzionano neanche qui: per esempio l’acqua da molti rubinetti del reparto non esce. Ma appunto negli altri piani è peggio. Il ventilatore lo compra con i propri soldi di può permetterselo. Se i soldi non ce li hai non puoi comprare neanche l’acqua in bottiglia e la doccia te la fai comunque col contagocce. Mi auguro - ci auguriamo - che almeno alcune cose possano migliorare al più presto, per consentirci di scontare la nostra detenzione nel modo più giusto e perché ci sono tante persone che hanno tanta voglia e volontà di reinserirsi nella società.

Ma, come dicevamo, il caldo è duro in queste settimane anche per chi sta fuori. Diciamo che qui è una sofferenza in più da aggiungere a quelle che già abbiamo. Fortunatamente per rinfrescarci avremo presto il ritorno dell’inverno: con i caloriferi che non funzionano staremo benissimo. Ah, poi naturalmente c’è il sovraffollamento. Il mangiare è quel che è, vabbè. Mentre anche i frigoriferi funzionano un po’ come/quando/se vogliono: il livello degli altri alimenti deperibili all’interno, col caldo che fa ora all’esterno, non è esattamente una garanzia di salute. Aggiungiamo i cortili per l’aria, cemento per terra e muro di cemento tutto intorno, senza un angolo d’ombra: e se il tuo turno di aria è tipo dalle 13 alle 14 diciamo che forse rinunci e te ne stai dentro.

Sembrano piccole cose ma portano alla disperazione alcuni soggetti che in alcuni casi, pur di finirla, arrivano a suicidarsi. In cambio, va detto, abbiamo avuto la possibilità di vaccinarci gratuitamente proprio qualche giorno fa. Peccato solo che non ci fosse una stanza per farlo. Ma forse un modo per cavarcela lo abbiano trovato. Ci basta immaginare che le nostre celle si siano trasformate in piccole stanze di lusso con la sauna. L’unica differenza è che in una sauna, come sapete se ci siete mai stati, si rimane al massimo 20 o 25 minuti: noi abbiamo un bonus che ci dà diritto a una permanenza di anni. Comunque, proprio mentre scriviamo, sorpresa, a Milano è arrivata la pioggia. E altro che pioggia: allagamenti, fulmini, alberi caduti. Ma in questo caso il problema riguarda più chi sta fuori: neanche il peggior vento, qui, ha mai abbattuto un muro. Qualcuno nel frattempo, per lavarsi quando le docce non funzionano, ha trovato una alternativa efficacissima rispetto all’acqua: il sudore. Di quello ne abbiamo a volontà. L’importante è asciugarsi bene: hai visto mai che con questi sbalzi di temperatura magari resti bagnato e ti becchi qualche malanno.

*Detenuti nel reparto “La Nave” del carcere di San Vittore