Corriere della Sera, 16 febbraio 2025
Avrebbero dovuto esibirsi davanti al Papa il 17 febbraio, in occasione del Giubileo degli Artisti. Ecco le lettere che i detenuti del reparto La Nave gli hanno scritto all’indomani del suo ricovero. “Amatissimo Santo Padre...”: comincia così una delle lettere che i detenuti del reparto La Nave di San Vittore hanno indirizzato a papa Francesco. Per settimane si erano preparati con il loro coro e tutto era pronto per la trasferta che - con una grande collaborazione della Polizia penitenziaria, delle direzioni delle carceri e dei provveditorati coinvolti - li avrebbe portati a esibirsi lunedì 17 febbraio davanti al Pontefice, in occasione del Giubileo degli Artisti a Cinecittà. Prima volta di un Papa negli studi ma anche occasione rarissima per un coro di persone detenute. La notizia del suo ricovero e dell’inevitabile annullamento dell’incontro è arrivata a San Vittore proprio al termine di quella che doveva essere la prova generale, nella tarda mattinata di venerdì 14. E loro hanno immediatamente preso carta e penna.
“Amatissimo Santo Padre - hanno scritto - siamo sinceramente addolorati dalla notizia del Vostro ricovero in ospedale ma ci rendiamo conto della necessità. Voi non vi risparmiate mai e i continui affaticamenti per starci vicino hanno reso necessario questo stop. Qui a La Nave era tutto pronto, non vedevamo l’ora di incontrarvi per condividere del tempo, generosamente e senza filtri avete voluto renderci partecipi dell’evento preparato in occasione del Giubileo. La vostra salute viene prima di tutto. Vi preghiamo di non essere dispiaciuto e pensate che siete presente nelle nostre preghiere affinché vi rimettiate presto. Quando tornerete di nuovo in forze saremo felici di poter recuperare il nostro incontro, così da rivedere il Papa e il Papà forte che siete: a presto Santità”.
Non è stata l’unica lettera. Il coro è solo una delle attività del reparto La Nave, gestito a San Vittore dalla Asst Santi Paolo e Carlo. Le persone detenute che ne fanno parte si chiamano tra loro “marinai”. E alcuni di loro hanno voluto spiegare al Santo Padre di cosa si tratta: “Era stato organizzato tutto nei minimi particolari. Da diverse settimane il coro della Nave, il reparto avanzato del carcere di San Vittore dove sono allocati i detenuti che seguono un percorso riabilitativo per problemi di dipendenza, avrebbe partecipato a Cinecittà al Giubileo degli Artisti per esibirsi al cospetto del nostro carissimo papa Francesco. Purtroppo il Pontefice ha dovuto annullare l’impegno per un ricovero cautelativo imposto dei medici a causa di una grave bronchite. Naturalmente siamo tutti vicini al caro Papa e gli auguriamo con tutto l’amore dal profondo dei nostri cuori di ristabilirsi prontamente, pregando per lui con maggiore e sincera intensità. A presto papa Francesco: sei il nostro faro nella tempesta della nostra esistenza. I tuoi marinai della Nave”.
E non è ancora tutto. Perché il coro che si sarebbe esibito davanti al Papa comprendeva, oltre alle persone detenute, anche una formazione ulteriore composta da ex detenuti e pazienti del SerD: tutti con la partecipazione e il coordinamento dei volontari dell’Associazione Amici della Nave OdV, da anni impegnata a sostenere le attività del reparto dentro e fuori dal carcere. La stessa associazione anzi aveva coinvolto nella trasferta anche un gruppo di giovani musicisti del Cpm Music Institute, la scuola di musica di Franco Mussida: a sua volta volontario nelle carceri da moltissimo tempo.
Ma è stato proprio uno degli ex detenuti partecipanti a quello che quanti ne fanno parte chiamano tra loro il “coro dei fuori” a voler condividere, all’indomani della notizia del ricovero del Santo Padre, un messaggio personale di incoraggiamento per tutti.
“Volevo semplicemente esternare il mio rammarico - ha scritto - per l’evento sfumato. Pregherò per il Santo Padre. Ma credo che sia importante sottolineare l’impegno profuso da tutti noi. Ieri ne ho avuto riprova. Pensando ai compagni detenuti credo che, come avvenuto per me negli anni trascorsi alla Nave, la delusione sia quintuplicata per la mancata uscita. Ma sappiate, amici detenuti della Nave, che nulla pregiudicherà il vostro impegno quotidiano, la vostra voglia di riprendere in mano la vostra vita e di cercare quello spiraglio di luce attraverso le sbarre. Io sto cercando di farcela, e credo anche voi. Un abbraccio da Tiziano. Uno di voi”.











