di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 22 aprile 2025
Gli avevano scritto l’ultima volta due mesi fa, il giorno in cui era stato ricoverato e cioè poco prima di partire a loro volta per Roma dove dovevano cantare per lui al Giubileo degli Artisti. E ora, pochi minuti dopo la notizia della morte di papa Francesco, i detenuti del reparto La Nave di San Vittore hanno scritto di nuovo. “Oggi è un giorno di sofferenza per noi”. Comincia così la lettera di Salvatore dal reparto La Nave di San Vittore. Scritta di getto, neanche un’ora dopo la notizia. Bisogna sapere che di solito nei giorni festivi non sono previste attività particolari per le persone detenute. C’è la messa, per chi ha il permesso di uscire dalla cella. Ma per il resto poco o niente, in genere la giornata si consuma giocando a carte o guardando la tv. E appunto perché l’ha visto improvvisamente scritto in tv, a metà mattina, anche al reparto la Nave di San Vittore c’è stato uno che l’ha gridato per primo: “È morto il Papa”. E da una cella all’altra il grido è rimbalzato: il Papa, il Papa.
La dottoressa Giuliana Negri di Asst Santi Paolo e Carlo, da cui il reparto è gestito, in quel momento è di turno. E lo sa molto bene anche lei quanto gli ospiti del reparto fossero affezionati a questo Papa. Per carità, tutti i detenuti d’Italia lo erano: primo pontefice nella storia a spalancare una porta santa del Giubileo dentro un carcere, la visita a Regina Coeli pochi giorni prima di morire, i ripetuti appelli contro il sovraffollamento... certo che lo amavano tutti. Ma qui alla Nave avevano un motivo in più: li aveva invitati a cantare per lui al Giubileo degli Artisti. Da Milano a Roma, con il loro coro. Tutto pronto, compresa l’autorizzazione dei giudici. Invece, due giorni prima, il ricovero. Gli avevano scritto anche allora. Lettere di vicinanza e di preghiera. E adesso, poco dopo quel grido lanciato da un compagno, Salvatore ha ripreso la penna in mano.
“Ci è giunta la notizia - ha scritto a nome di tutti i detenuti del reparto - che il nostro Santo Padre ci ha lasciati ed è tornato alla casa del Signore. Negli ultimi mesi ha portato avanti il Suo ministero con fatica ma non ha mai voluto staccarsi dai propri fedeli e da tutti quanti stanno vivendo da emarginati e oppressi. Ci ha donato la Sua presenza nel giorno della Resurrezione insieme a Gesù rinato dalle tenebre della morte e con le Sue parole ha rinnovato l’invito alla Fede e alla Speranza, esortandoci a credere che “la speranza non delude” e che “Gesù morto e risorto è il cuore della nostra Fede”. Papa Francesco ha voluto lasciare la vita terrena nel giorno dell’Angelo è proprio come un Angelo si è librato e si è ricongiunto all’amore di Dio Padre. Veglia su di noi - con questa invocazione si conclude la lettera - e guidaci nella nostra vita nuova, condotta nel Tuo nome e nel nome del Signore”. Firmato: “I detenuti del reparto La Nave di San Vittore, Milano”.











