di Giovanna Maria Fagnani
Corriere della Sera, 16 aprile 2025
Il film è prodotto da IulMovie Lab e scritto da Bruno Bigoni (docente e regista) e Francesca Lolli. Si tratta di una rivisitazione dell’Iliade con un cast di attori-detenuti del carcere di Bollate. “Ettore cerca di evitare la guerra. Ed ha il cuore buono e aiuta sempre il prossimo. Sono queste le cose che mi piacciono di lui, per questo ho scelto di interpretarlo”. Da detenuto a eroe dell’Iliade, sul grande schermo. Omar Fathi Azzab Ibrahim, 29 anni, “di cui 10 passati entrando e uscendo dal carcere, perché ho cominciato a fare degli sbagli quando avevo 14 anni”, oggi è in semilibertà e lavora come muratore, ma scrive canzoni pop e vanta già collaborazioni con Lazza.
Hamza Guesmi, 30 anni, origini tunisine, è Patroclo. “Non ero mai entrato in un cinema nella mia vita: la prima volta è stata quando all’Arlecchino hanno proiettato il nostro film. È stata una grande emozione” racconta. È libero dal 21 febbraio scorso, vive in comunità e lavora come giardiniere. Poi c’è Guido Maleci, che dà il volto a Menelao, il marito di Elena che fuggirà con Paride. “Ho dovuto calarmi nella mentalità dell’epoca, più violenta” spiega.
Compagni di cella nel carcere Bollate e ora colleghi nel cast di un film che sta girando festival e rassegne, in Italia e all’estero. Lunedì sera, nell’auditorium di Iulm, è stato proiettato il film “Il pianto degli eroi” prodotto da IULMovie Lab e scritto da Bruno Bigoni (docente Iulm e regista) e Francesca Lolli. Una rivisitazione dell’Iliade con un cast di attori-detenuti del carcere di Bollate (tra cui Nicola Sapone, che sta scontando due ergastoli per la vicenda delle Bestie di Satana) nelle parti maschili e attrici protagoniste in quelle femminili. Ciascuno recita nella propria lingua madre, con sottotitoli. I ruoli li hanno scelti i detenuti stessi. E le musiche sono state scritte da uno di loro, Neifi Santana Sanchez. In sala alcuni degli interpreti, che hanno dialogato con il pubblico e anche uno spettatore d’eccezione: Elio de Capitani.
“Il carcere è una zona di confine, di incontro di vite e storie e del loro racconto. Iulm è l’ateneo della comunicazione, che va anche in questa direzione” ha sottolineato la rettrice Valentina Garavaglia, che ha insegnato teatro per 10 anni all’interno del penitenziario di Bollate. Fondamentale la collaborazionecon la cooperativa Articolo 3 che lavora nel reparto di trattamento avanzato di Bollate. “Organizziamo attività di tutti i generi, in un costante scambio col territorio esterno, che “entra” portando stimoli, cultura, arte che servono al percorso evolutivo che le persone liberamente scelgono di fare o meno” dice la responsabile Chiara Maffioletti.
Al film hanno lavorato tre studenti del corso di laurea magistrale in Cinema di Iulm, occupandosi del backstage e della produzione. “Abbiamo girato da marzo a luglio, entrando tre giorni in carcere ogni settimana e alla fine tutti i giorni. Abbiamo scelto di mantenere tutte le lingue diverse, perché è più semplice recitare nella propria lingua e perché sotto le mura di Troiua combattenavnbo non solo Greci e Troiani, ma anche tante popolazioni loro amiche. Si parlavano una infinità di lingue - dice il registra Bruno Bigoni - Il risultato è stato fantastico. Ho visto una grande professionalità e serietà sul lavoro. In carcere è molto difficile mantener la concentrazione. L’Iliade parla di guerra e loro ne vivono una interiore ogni giorno. Al termine ci hanno detto “Grazie per averci trattato da esseri umani”.











