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di Monica Serra


La Stampa, 1 aprile 2020

 

Mentre nelle carceri i detenuti sono spaventati dai contagi, il Tribunale di Sorveglianza di Milano devastato dall'incendio di sabato notte si è attrezzato con un "tribunale da campo". Sulla tavola nera e ovale sono state ricavate cinque postazioni computer con qualche stampante e uno scanner, in un'aula al primo piano del Palazzo di Giustizia, destinata ai praticanti della Corte d'Appello.

Un'emergenza nell'emergenza coronavirus, se si pensa che "nelle ultime due settimane sono state giustamente presentate centinaia di istanze di misure alternative o di scarcerazione al giorno", dice la presidente, Giovanna Di Rosa. In tempi normali, per portare avanti il lavoro sono impiegate una cinquantina di persone, tra magistrati e personale amministrativo. Ma l'attività per gestire le sole urgenze, da121 febbraio a oggi, si è moltiplicata.

"Le carceri sono sovraffollate. Tanti detenuti con patologie o ultrasessantenni, magari vicini alla fine della pena, in questo momento hanno diritto a uscire", spiega la presidente. "Noi in queste condizioni proviamo a fare il possibile. Ma la gestione dell'emergenza sanitaria, in istituti che esplodono e dove è impossibile realizzare adeguate aree di isolamento, non si può demandare a una magistratura che, tra l'altro, ha a disposizione solo gli strumenti classici per agire".

Per questo, prosegue la presidente Di Rosa "è necessario un provvedimento automatico per i detenuti che lo meriterebbero. Il virus corre, non aspetta i tempi della burocrazia giudiziaria". Dello stesso avviso sono gli avvocati della Camera Penale, che chiedono che "il Governo o il Parlamento valutino il problema tenendo conto dell'emergenza coronavirus e di quella milanese, in cui i giudici non sono più nelle condizioni di lavorare", dice il presidente Andrea Soliani.

E il Garante dei detenuti, Franco Maisto, che denuncia "l'assenza di un numero adeguato di dispositivi di protezione, la mancanza di spazi, le preoccupazioni dei reclusi che non possono vedere i familiari. Per non parlare del fatto che, in tempi normali, la patologia di un detenuto lo rende incompatibile con le carceri che non gli offrono un servizio medico adeguato.

Ora lo rende incompatibile con l'intero sistema". Gli ultimi dati del Dipartimento di amministrazione penitenziaria parlano di soli 19 reclusi positivi (su una popolazione di 58. 035) e di 116 agenti della Penitenziaria, in tutta Italia. Numeri inverosimili per molti, se si pensa che nella sola Lombardia, lunedì è stato denunciato che, in 24 ore, 16 i detenuti e 24 agenti erano risultati positivi al tampone.