di Francesca Pini
Corriere della Sera, 26 luglio 2019
"San Vittore, a Milano, è stata la prima struttura in Europa a promuovere un nuovo rapporto tra detenuti e figli. Al mio film racconta luci e ombre di questa normalità", spiega l'artista Yuri Ancarani. Rigorosamente veri sono i disegni e gli scarabocchi, scelti tra i migliaia che ha visto in archivio. Quel cielo nero che incombe sul letto del ragazzino quasi a soffocarlo, quella scritta "ho troppe responsabilità" quasi fosse un adulto, "mi sento solo", quel viso fucsia da zombie.
Scavallando di continuo tra finzione e realtà, rendendole permeabili al nostro sguardo, la dimensione del carcere viene trattata dall'artista e film-maker ravennate Yuri Ancarani nella sua nuova opera video San Vittore, incentrata sul rapporto tra i bambini e la reclusione dei genitori (ogni anno, in Italia, ioo mila di loro affrontano questa problematica), che si "scioglie" nei laboratori dove loro disegnano.
Film in programma al Festival di Locarno e che fa parte di una trilogia - San Siro, San Vittore, San Giorgio - allestita al Castello di Rivoli (importante museo internazionale di arte contemporanea, vicino a Torino), in cui l'artista, sempre molto implicato nelle tematiche sociali, e alle loro complicanze, nel primo descrive la "macchina da guerra" organizzativa che sottende alle partite di calcio a Milano, nel secondo il delicato rapporto tra genitori e figli in un luogo detentivo.
E, nel terzo, il mondo finanziario di un'importante banca svizzera visto attraverso la documentazione cartacea prodotta in gran quantità e che viene prima tagliuzzata dai distruggidocumenti per poi volatilizzarsi in tanti coriandoli (allusione visiva del denaro dei risparmiatori andato in fumo). San Giorgio perché la prima banca, fondata a Genova, portò quel nome. Perquisizione Per girare nella casa circondariale di San Vittore a Milano, bui ha visto e assorbito molto, filtrando le sue emozioni fino a farle diventare le nostre.
Ha avuto concessioni, ma anche limiti invalicabili, in una continua necessità di raccontare il vero, a volte però ricostruendolo necessariamente altrove. Ha raccolto confessioni, scoprendo l'umanità della polizia penitenziaria. "Tra loro c'è un'alta percentuale di suicidi", sottolinea l'artista. E, in un frame del film, vedere quel bambino che entra stringendo un bambolotto vestito da poliziotto (guardia che, nella realtà, dovrà davvero perquisirlo, seguendo un protocollo che a volte fa scoprire negli indumenti dei piccoli cose non ammesse) avvicina la dimensione ludica a quelle delle sbarre.
"I bambini sono attratti dal pericolo, ma è la perquisizione a farli sentire come soggetti pericolosi, mentre lo sono invece i padri o le madri detenute", dice l'artista. Il momento della perquisizione risulta quello più vero, eseguito da mani esperte. Una piccola pacca sulla spalla è il lasciapassare. "Certo che ho visto come funziona, le scarpine vengono piegate, lo zaino aperto", dice e non dice Yuri Ancarani non violando una sfera delicata che il suo status di artista gli ha permesso di varcare.
Quel giocattolo è veramente entrato a San Vittore nelle mani di un bambino, come un patto di amicizia, così ricorda il direttore del carcere, Giacinto Siciliano. "In Rete si trovano anche immagini di bambini a volto scoperto che disegnano nei laboratori ma girate in modo dilettantistico; diverso è farne un'opera così diretta, scoprendo dei nervi. I detenuti concedono abbastanza facilmente la liberatoria a filmare loro o i figli, forse non rendendosi conto del potere dell'immagine, ma per loro equivale a uno sprazzo di libertà, a un sentirsi protagonisti. Io ho voluto evitare a tutti i costi la spettacolarizzazione del carcere e della loro condizione. Per questo ho preso degli attori. Ho girato in carcere, però non usando quel materiale. Le persone erano troppo bisognose di partecipare, mentre io avevo necessità di una distanza.
L'anima del film è l'architettura del carcere, vista dai disegni dei bambini. Negli anni passati i detenuti aspettavano i loro figli nella sala incontri, sorvegliati da vicino dai poliziotti. Lia Sacerdote, con la sua associazione Bambini Senza Sbarre, è stata la prima a proporre un nuovo approccio, proprio qui a San Vittore, primo carcere in Europa a dar vita a questo progetto. Nella dimensione del gioco, con fogli di carta e pennarelli, il bambino ritrova il genitore".
Muri grigi L'arte nel mondo carcerario ha dei precedenti, è pensata per alleggerire l'atmosfera. Sempre a San Vittore con interventi di Marco Casentini; in quello di Como, Angiola Tremonti (scultrice e sorella dell'ex ministro) da anni promuove questo tipo di solidarietà coinvolgendo i reclusi nella pratica della pittura. Da 5 mesi, all'Ucciardone di Palermo, con l'artista Loredana Longo si è avviato il progetto #L'arte della libertà. Ancarani ha però una posizione molto cauta. "Chi è veramente motivato opera in silenzio, portare fuori quello che è stato fatto dentro può sconfinare nel teatro. E a volte è meglio lasciare il rigore dei muri grigi".










