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di Elisabetta Andreis

Corriere della Sera, 25 settembre 2026

Il disco “30 OP” contiene 13 brani inediti nati nel reparto “giovani adulti”. Il rapper Ensi: “C’è stato mio padre, in cella. Vedere la felicità dei ragazzi è esattamente quello che cercavo. “Potevo essere anch’io dietro alle sbarre”. Il rapper Nitro parla della fortuna, di certe ruote che hanno girato nel verso giusto spingendolo “verso la musica e cose positive, invece che dentro una cella”. È la seconda volta che viene al carcere di Bollate. Ha un milione di follower sui social, ma ammette: “Sono più teso oggi che in un normale concerto”. Accanto a lui ci sono Ensi e Nerone, osannati dai giovani. Sono venuti a sentire un gruppo di detenuti che canta e a sostenerli mentre presentano un disco scritto, registrato e prodotto in carcere, nello studio musicale avviato nel 2022 e rimesso a nuovo grazie al laboratorio rap. L’album si chiama “30 OP”: il titolo richiama l’articolo 30 dell’ordinamento penitenziario, relativo ai permessi accordati in momenti gravi o eccezionali; le lettere OP diventano “opportunità”.

Dentro le tracce ci sono le conseguenze delle scelte, la solitudine, le difficoltà che possono restare anche dopo il fine pena. Sono tredici brani inediti nati nel reparto “giovani adulti” e portati sul palco, nell’area esterna dell’istituto. A sorpresa al concerto, insieme ai tre rapper, partecipa anche il re delle freestyle-battle, Mic Tyson. I ragazzi tra il pubblico sono entusiasti.

Nitro spiega perché ha accettato l’invito: “Siamo al servizio dei giovani, avvicinarsi a realtà come queste è dovere”. E aggiunge: “Per me è un tesoro essere qua”. Ensi conosce il carcere anche dalla propria storia familiare. “C’è stato mio padre, in cella”. Ricordi mescolati al presente. “Quando ero in visita a San Vittore mi chiedevo come sarebbe stato portare dentro ciò che facciamo ogni settimana sui palchi di tutta Italia”. Gli bastano pochi minuti con i ragazzi: “Vedere la loro felicità è esattamente quello che cercavo”. Vuole dire che “c’è un mondo là fuori che va avanti”, a restituire un po’ di quell’aria che a chi è detenuto può sembrare perduta. Pensa alle parole delle sue canzoni, a come possano essere ascoltate qui, all’effetto che possono avere su chi sta scontando una pena. “Quando ti mancano le cose, poi ti rendi conto davvero di che cos’è avere un attimo di libertà, di normalità”.

Nerone è alla prima esperienza di questo genere. “È il mio primo anniversario di matrimonio, con il placet di mia moglie ho scelto di essere qui”. Molti amici hanno conosciuto la detenzione, anche se breve lascia il segno. Il pensiero dei tre rapper va agli istituti dove manca uno studio di registrazione: “Avere sbagliato e scontare i propri errori, la propria pena, non vuol dire essere privato di umanità”. Chiedono che i laboratori diventino una possibilità per tutti: “La libertà di esprimersi con la musica per i ragazzi è terapia”.

In squadra per l’album si sono mossi musicisti, videomaker, fotografi e professionisti della comunicazione. “Il carcere non è un gioco e il mito del gangster non coincide con la realtà della detenzione”, ricorda Stefano Aschieri, produttore esecutivo supportato dalla cooperativa Articolo 3. Chiude Nitro: “Scrivere un disco significa anche assumersi la responsabilità di un’opera collettiva”. Ensi e Nerone tornano alla domanda che li ha portati qui: “A che cosa ci serve la musica, se non a creare questo tipo di contatto?”. La platea di detenuti si accende in applauso.