di Roberta Barbi
vaticannews.va, 12 novembre 2024
Don Claudio Burgio, cappellano dell’istituto di pena minorile di Milano, ha chiesto di avere un imam accanto nella sua opera pastorale così da assistere i tanti giovani musulmani detenuti nella struttura. L’appello è stato raccolto dall’Arcidiocesi e dal Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale. La domanda di fede nella Generazione Z non è cessata, anzi, è “un fuoco che brucia sotto la cenere”: parola di don Claudio Burgio, un sacerdote che di ragazzi se ne intende, da anni accanto a quelli più difficili o forse solo più bisognosi di cure, come lo sono i reclusi nell’istituto di pena minorile Beccaria di Milano di cui è cappellano. “Il rapporto con Dio per i giovani d’oggi è diverso da quello delle generazioni precedenti - racconta ai media vaticani - è molto meno formale e convenzionale e più personale, spesso critico verso le istituzioni e la tradizione, ma comunque c’è ed è per questo che abbiamo bisogno di un approccio diverso con questi ragazzi”.
Dal momento che anche tra i detenuti più giovani la percentuale di stranieri, soprattutto provenienti da Paesi di religione islamica, sta crescendo enormemente, don Burgio si è fatto portavoce di una richiesta originale: essere affiancato da un imam nella cura spirituale di questi ragazzi. “Il carcere deve essere educativo e non punitivo - spiega - l’educazione passa anche per la cura della spiritualità. Bisogna dare a tutti una possibilità di formazione nella vita e formazione anche da un punto di vista religioso”. I giovani musulmani dell’Ipm hanno accolto felicemente la notizia: “Sono desiderosi di conoscere questa figura quando arriverà e di portare avanti insieme un discorso formativo e di preghiera - afferma il cappellano - è un modo per convivere e spero diventi anche un modo per spegnere i momenti di fatica e conflittualità che inevitabilmente in carcere si presentano”.
Alla richiesta del cappellano del Beccaria hanno aderito anche il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano e l’Arcidiocesi che si è adoperata per cercare una persona da affiancargli per i giovani musulmani: “Viviamo in un tempo in cui il dialogo interreligioso è una prospettiva importante - prosegue don Claudio - con la persona che lavorerà con me spero di intraprendere una proficua collaborazione e uno sguardo comune nel rispetto delle differenze che ci sono tra di noi e che sono un valore e una ricchezza”. Una proposta, quella del cappellano milanese, che dimostra quanto sia vivo il dialogo interreligioso tanto caro a Papa Francesco all’interno della Chiesa: “Nel campo della Pastorale carceraria siamo un po’ indietro, ma è importante avviare questo dialogo - conclude - ci sono diverse esperienze in alcuni istituti italiani, ma non è ancora una prassi consolidata, speriamo lo diventi al più presto”.











