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di Elisabetta Andreis

Corriere della Sera, 28 maggio 2026

Caldo, infiltrazioni e guasti. Eleonora Cinque dirige l’istituto penale minorile con 63 detenuti. Il tetto in una zona andrebbe rifatto, le ventole a soffitto non funzionano nelle celle, nelle aule scolastiche e nei laboratori. Palestre inutilizzabili per le muffe, chiusi anche un campo da calcio e la piscina. Ci sono dirigenti che coprono i problemi. Eleonora Cinque, nuova direttrice del minorile, il Beccaria, sceglie invece la strada più difficile: mostrarli, perché solo così si possono trovare alleati. Il punto, oggi, è che dentro l’istituto ci sono impianti e ambienti ormai compromessi. Lei non li usa come alibi. Li trasforma in appello.

Cerca aziende, elettricisti, tecnici disposti a farsi avanti. “Senza spazi funzionanti le attività educative si fermano. Ci sono lavori per noi indispensabili e molto urgenti, ma i tempi di procedure e bandi sono lunghissimi. L’alternativa è intercettare imprenditori visionari disposti a offrire gratuitamente e subito la loro opera, capaci di comprendere cosa serve a questi ragazzi”.

Qualche esempio c’è già. Daw Italia, ad esempio, avvierà un laboratorio teorico-pratico da imbianchini con attestato finale e si è appena offerta di regalare vernici con cui ridipingere gli spazi con gli adolescenti e i volontari dell’associazione Seven 7oo. La direttrice fa il giro insieme alla nuova comandante Iolanda Tortù, agli educatori - a partire da Laura Pelizzola - e ai referenti delle attività Ignazio Di Giuseppe e Franco Messina. Il tetto della zona trattamentale dovrebbe essere rifatto nella copertura, l’impianto elettrico è vetusto e non regge il carico necessario. Per questo le ventole a soffitto non funzionano nelle stanze; nelle aule di scuola, falegnameria e officina il caldo diventa torrido; saltano perfino le piastre dei corsi di cucina.

 Mercoledì, per i cali di corrente, sono stati buttati 300 euro di cibo conservato nel freezer. “Ci fossero tecnici volontari capaci di sistemare impianti e ambienti, sarebbe per noi una svolta”, dicono gli educatori. Fondazione Rava, che con la Fondazione Rigoldi è attivissima, ha già riqualificato una palestra e si occuperà di aggiustare il climatizzatore.

Di palestra ce n’è un’altra, al piano terra, per la ginnastica: inutilizzabile per infiltrazioni dai bagni del piano superiore, muffe e ambiente diventato insalubre. Alcuni attrezzi e tapis-roulant sono stati spostati in un’altra stanza ma anche lì il ventilatore non funziona, le finestre non si aprono e mancano le tende. Pare un forno.

Piscina e campo da calcio grande poi, per essere utilizzati, devono essere rimessi in sesto. C’è il campo piccolo, ma ai ragazzi per il gioco di squadra ne servirebbe almeno uno in più. Anche nei gruppi detentivi i segni sono ovunque: i lavori ad opera dell’amministrazione stanno andando avanti ma i materassi, se incendiati, sprigionano un fumo nerissimo che si attacca alle pareti. “Sulla cura degli spazi stiamo lavorando - ragiona la direttrice -. I ragazzi devono capire che non bisogna rovinare ciò che si ha”.

Il punto di forza, in questo momento, è il gruppo di lavoro: “Siamo finalmente in buone mani, sono arrivate due donne - è fiducioso don Gino Rigoldi, storico cappellano dell’istituto -. E poi ci sono 23 educatori, psicologi, volontari e agenti di Polizia penitenziaria: ne sono arrivati ancora dalla scuola, giovani, da sostenere e formare”.

Gli ospiti da qualche tempo sono scesi a 63: qualcuno ha 14 o 15 anni, molti sono a cavallo della maggiore età e altri, sulla carta minorenni, in realtà superano i 20. Con l’estate e la scuola ferma, i campus e le attività diventano ancora più decisivi: cucina, gelateria, falegnameria, ciclofficina, panificazione (Buonidentro vende all’esterno i prodotti) e produzione di quadri elettrici con la cooperativa Cidiesse. “Li formiamo dentro le mura, poi li assumiamo quando escono - assicura il responsabile Antonio Baldissarri -. Potremmo seguirne fino a cinque, ma ne abbiamo solo due: chiediamo che ce ne mandino di più”.

Il sogno, dice il cappellano don Claudio Burgio, è che altre aziende entrino al Beccaria, “aprano laboratori e officine, insegnino competenze per poi assumerli. Concedere uscite per ragioni di lavoro o di studio è difficile e contemporaneamente mancano le comunità disposte ad accogliere adolescenti sempre più difficili”. L’ultimo desiderio - dopo ventole, impianti e palestre - è un telo con un proiettore per vedere un film nelle sere d’estate. La direttrice incoraggia gli aiuti: “Spero che qualcuno si faccia avanti”.