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di Elisabetta Andreis

Corriere della Sera, 19 novembre 2024

Claudio Ferrari lascia dopo un anno, direzione vacante. Nell’istituto minorile evasioni e rivolte. Innalzata l’anzianità richiesta per guidare una sede ritenuta ora “di livello superiore” anche per le sue criticità. L’attuale direttore passa a nuovo incarico. La complessità gestionale “di alto livello” associata alla “specificità criminologica milanese” richiede adesso come direttore dell’Istituto penale minorile una figura con requisiti di anzianità “elevati, stringenti e inderogabili”, ovvero almeno nove anni e mezzo di esperienza nel sistema penitenziario.

Il Beccaria diventa quindi uno dei due sorvegliati speciali della giustizia minorile in Italia, insieme al Nisida di Napoli. Ma a differenza di quest’ultimo, che ha Gianluca Guida come direttore da 28 anni, il Beccaria - ora che è qualificato come “sede di incarico superiore” - deve vedere l’ennesimo cambio al vertice a meno di un anno dall’arrivo di Claudio Ferrari. L’attuale direttore era risultato primo in Italia al concorso e lo scorso dicembre, con il suo insediamento, aveva interrotto la girandola di figure part time che si erano avvicendate per oltre vent’anni. Ma non ha l’anzianità richiesta e assumerà un nuovo incarico come dirigente minorile in Dipartimento a Roma.

Riavvolgendo il nastro, con il decreto ministeriale del febbraio 2019 erano stati designati come uffici di livello dirigenziale “non generale”, e dunque complesso, sette dei 17 Ipm italiani: Milano, Napoli, Bari, Torino, Roma, Airola e Catania. Ora per Milano e Napoli scatta il nuovo livello di guardia. Anche perché gli ospiti del Beccaria, attualmente 58, in gran parte di origine straniera e spesso con disagio psichico difficile da affrontare, potrebbero salire fino a 90 entro l’estate quando i gruppi detentivi, con la consegna dei nuovi spazi, potrebbero passare da quattro a sette.

A livello di tempistica i prossimi passaggi saranno cruciali: agli atti preparati dagli uffici manca la firma del Ministro che emanerà il decreto e sancirà la nuova classificazione e il cambio di normativa. A quel punto dovrebbe essere bandito un interpello nell’ambito degli istituti per adulti. Fin d’ora però a Ferrari, che nel corso del suo mandato ha lavorato in modo indefesso e senza quasi neanche un giorno di vacanza, è stata affiancata come collaboratrice e “apporto consulenziale” la direttrice reggente dell’Uepe Teresa Mazzotta. In una girandola di nomi quest’ultima potrebbe spostarsi alla casa circondariale di San Vittore in sostituzione di Giacinto Siciliano, promosso alla direzione del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria di Roma. Anche alla casa di reclusione di Opera, tra l’altro, il direttore è vacante: Silvio Di Gregorio è stato promosso come dirigente generale dell’amministrazione penitenziaria e temporaneamente la gestione è affidata a Stefania D’Agostino.

 Tornando al Beccaria, il mese scorso c’è stata una nuova ispezione, l’ennesima per le criticità che hanno portato l’Istituto alla ribalta delle cronache tra evasioni, rivolte e inchiesta della Procura sui presunti maltrattamenti sfociata nell’arresto di 13 agenti e nella sospensione di altri 8, ora reintegrati in sedi diverse dagli istituti penitenziari; agli agenti è stata data da indossare la divisa, a lungo bandita dalla giustizia minorile, mentre si fanno strada i faticosi tentativi di riportare il sereno. Il 9 settembre si è insediato il nuovo temporaneo comandante di reparto Raffaele Cristofaro, i cappellani don Claudio Burgio e don Gino Rigoldi sono sempre presenti e grazie a tre milioni di fondi Fami sono attesi mediatori culturali, etnopsichiatri e educatori per garantire più ampia copertura dei turni e maggior cura ai bisogni di ogni singolo ragazzo.