sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Elisabetta Andreis

Corriere della Sera, 6 dicembre 2025

I disagi tra direttore part time, personale a rotazione e celle sovraffollate. L’istituto, attenzionato del ministero per le inchieste della Procura per i presunti maltrattamenti, non ha ancora, dopo decenni, un direttore a tempo pieno. L’ impennata dei trasferimenti nelle altre regioni d’Italia e nelle carceri per adulti. Il cartello “lavori in corso”. E da qualche giorno una rete con il filo spinato in cima che rende più alto il muro dell’Ipm Beccaria. Un segno netto, che si vede da fuori e pesa soprattutto da dentro. Lo notano subito i detenuti quando corrono sull’unico spazio esterno che utilizzano, il campetto da calcio in sintetico. Il campo grande, quello regolamentare, è fermo da anni e aspetta di tornare in vita.

Tra le celle il tempo scorre a strappi. L’istituto non ha ancora, dopo decenni, un direttore a tempo pieno. Orazio Sorrentini, in forze alla Casa circondariale di Modena, è arrivato un mese fa e ha iniziato con un solo giorno alla settimana. Ora ne ha aggiunto un secondo, e qualche volta il sabato mattina, ma serve una presenza stabile. Il Beccaria, “sorvegliato speciale” del ministero, è cambiato sotto i colpi del sovraffollamento dovuto al decreto Caivano e soprattutto all’aumento dei reati minorili sul territorio (+29 per cento dal 2019 a oggi).

In cella ci sono 74 ragazzi, di cui dodici di 14-15 anni e ventidue più che maggiorenni, a fronte di una capienza di 45. Gli sforzi del personale e dei volontari si vedono ma senza la separazione tra “piccoli” e giovani adulti che la legge richiederebbe, le tensioni sono inevitabili. Risultato: impennata dei trasferimenti nelle altre regioni d’Italia e nelle carceri per adulti (+110 per cento in sei anni).

Non aiuta neanche il continuo turn over: arrivati da poco, adesso, giovani operatori della Polizia Penitenziaria e nuovi educatori (laureati in legge, invece che in Scienze dell’Educazione). Gli spazi riservati non esistono: nessuna sala per l’affettività o per cucinare un pasto con la famiglia. Nessun luogo davvero protetto per parlare con l’imam o il cappellano. E anche fuori manca ossigeno: le comunità sono piene o chiudono per mancanza di educatori esperti. 

Su Milano continuano a convergere minori stranieri non accompagnati che finiscono in quartieri dove girano sostanze e farmaci come il Lyrica che mescolato ad alcol riduce freni inibitori e moltiplica gli scatti d’ira e violenza. Sullo sfondo l’inchiesta sui presunti pestaggi, torture e maltrattamenti al Beccaria che nel 2024 ha portato all’arresto di 13 agenti e alla sospensione di altri otto e che ha coinvolto 42 persone comprese ex direttrici, sanitari e infermieri: dal 19 dicembre, il gip ascolterà in audizione protetta uno dopo l’altro i 33 ragazzi vittime degli abusi.

In questo contesto, la percentuale altissima dei “ristretti” ancora in attesa di giudizio (68,5 per cento, che sale addirittura all’89 per cento tra i minorenni e il 75,6 per cento tra gli stranieri) potrebbe essere letta come positiva: l’Ipm è solo la prima breve tappa di un percorso che si svolge soprattutto altrove. Le messe alla prova nell’80 per cento dei casi hanno esito positivo ma dentro resta il nodo della formazione professionale e culturale. Il futuro si costruisce, ma il presente è quello del cortile: un campo chiuso, un direttore a metà, una rete che si alza. E un filo spinato che racconta il rischio di somigliare a una difesa, piuttosto che a una cura.