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di Massimiliano Melley

milanotoday.it, 8 aprile 2025

Dati sul sovraffollamento peggiori del 2013, quando la Cedu condannò l’Italia. Polemiche in aula sulla giustizia riparativa. Promuovere un’amnistia o un indulto, depenalizzare alcuni reati e sostenere le misure di pena alternative al carcere. È il contenuto di un ordine del giorno approvato ad ampia maggioranza dall’aula di Palazzo Marino lunedì 7 aprile, proposto da Alessandro Giungi (Pd), Daniele Nahum (Azione) e da diversi altri Consiglieri dei gruppi di maggioranza. Attualmente, nelle carceri italiane, sono recluse quasi 62mila persone, con un indice di sovraffollamento del 123,02% che, a San Vittore, tocca però il 214% e, considerando i tre istituti (quindi anche Bollate e Opera), il sovraffollamento milanese è del 128,78%. Non si sta meglio all’istituto minorile Beccaria, con 69 detenuti su 48 posti (143,75% di sovraffollamento).

Non è tutto. Anche nel 2025 continua la tristissima conta dei suicidi in carcere: già 15 al 7 aprile. E sono carenti anche le forze di polizia penitenziaria e il personale amministrativo, educativo e sanitario. Le condizioni delle carceri italiane sono già state “oggetto” di interventi da parte della Cedu (Corte europea dei diritti umani), che ha condannato l’Italia già nel 2013 per “trattamenti inumani o degradanti” subiti da un gruppo di detenuti nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza. “Siamo tornati a una condizione di sovraffollamento peggiore del 2013”, si legge nell’ordine del giorno.

Toni accesi sulla giustizia riparativa - Durante il dibattito in aula, da registrare la posizione favorevole dei gruppi di maggioranza a cui si è aggiunta Forza Italia, mentre Noi Moderati si è astenuta e il resto del centrodestra ha votato contro. La Lega (con Alessandro Verri) e Fratelli d’Italia (con Riccardo Truppo) hanno sottolineato l’esigenza, semmai, di realizzare nuove strutture per rendere più dignitose le condizioni dei detenuti.

Polemiche accese quando Truppo ha ricordato la richiesta di FdI di aderire, come Comune di Milano, alla giustizia riparativa per le inchieste sull’urbanistica, e ha affermato che nell’ordine del giorno le “misure di pena alternative al carcere” ci sono ma non vengono sfruttate dalla stessa amministrazione milanese.