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di Manuela D’Alessandro

giustiziami.it, 31 maggio 2026

Il magistrato di sorveglianza però una cosa l’ha fatta: l’ha tolto dalla cella dove c’erano altri detenuti che fumavano dopo essersi accorto che in effetti tenerlo lì, con una nuvola di catrame condensata in pochi metri, non era proprio il massimo per un uomo con una cannula e l’ha spostato nel reparto di SAI, dove viene prestata un’adeguata assistenza sanitaria con l’avvertimento che, se dovesse peggiorare, il medico del carcere dovrà segnalarlo per un eventuale ricovero. Dove stia in tutto ciò una pericolosa sociale tale da non fargli vedere i figli per qualche ora dopo 37 anni è la domanda di questa storia.

Il suo reato risale al 1989, l’anno in cui si sgretolò il muro di Berlino. Vincenzo Zuccaretti, 74 anni, ha un tumore al polmone in stadio avanzato, è tracheotomizzato e aveva chiesto un permesso premio per andare a visitare i due figli. Aveva anche posto l’alternativa: o dal figlio che vive in provincia di Parma o da quello che sta vicino a Salerno. Decidete voi, difficile scegliere tra un abbraccio a un figlio o a un altro. Il giudice ha scelto: nessuno dei due. Dal 2009 non ha mai respirato nemmeno per un secondo l’aria fuori, cioé da quando, dopo la sentenza definitiva, si trova a Opera per un duplice omicidio con fine pena previsto per il 2031. Ora è un uomo molto malato, stanco e che negli ultimi anni da dovuto condividere la cella, assieme a dei detenuti fumatori. Lui, che ha un buco in gola per respirare.

L’avvocata Alessia Pontenani ha incassato l’anno scorso l’ultimo parere negativo della direzione del carcere perché considerato ancora “pericoloso” e perché, così pare di capire, non ha ancora ammesso di essere colpevole. Il magistrato di Sorveglianza ha convenuto “Non ci sono le condizioni di legge per la concessione del permesso richiesto, in quanto mancano, allo stato, sufficienti elementi per addivenire ad un giudizio di non pericolosità in capo al detenuto alla luce della gravità dei delitti oggetto del titolo in esecuzione, sulla cui attribuzione di responsabilità non è possibile in questa sede ritornare.

Se è vero, infatti, che il condannato ha diritto di ritenersi innocente rispetto ai fatti contestati, tuttavia, come è noto, la sentenza di condanna che attribuisce allo Zuccaretti la responsabilità del duplice omicidio è un fatto da cui occorre ripartire, al fine di costruire un percorso di reinserimento sociale”. Dice Pontenani: “Non metto in dubbio che possa essere stato pericoloso ma ora non lo è più. Fargli vedere i familiari sarebbe un atto di umanità”.

Il magistrato di sorveglianza però una cosa l’ha fatta: l’ha tolto dalla cella dove c’era un altro detenuto che fumava dopo essersi accorto che in effetti tenerlo lì, con una nuvola di catrame condensato in pochi metri, non era proprio il massimo per un uomo con una cannula, un uomo così pericoloso che a 37 anni dal reato non può condividere qualche ora coi figli.