di Ornella Sgroi
Corriere della Sera, 30 luglio 2024
Il progetto nazionale “Si sostiene in carcere” è partito a Milano all’Icam, l’Istituto a custodia attenuata per le detenute madri. Coinvolte anche Genova e Vigevano. Immaginare un futuro dopo il carcere attraverso il gelato. È partito a Milano dall’Icam, l’Istituto a custodia attenuata per detenute madri di figli fino a sei anni di età, il progetto nazionale “Si sostiene in carcere”: un programma di corsi professionali di gelateria artigianale in sei tappe, rivolto in particolare alle sezioni femminili, che dopo Milano ha già toccato la casa circondariale Pontedecimo di Genova e il carcere di Vigevano, per tornare poi in ottobre nel capoluogo lombardo all’istituto di Bollate, quindi a Mantova, e concludersi in novembre a Bologna. A promuovere l’iniziativa è Soroptimist International d’Italia, con il sostegno di Fabbri 1905.
All’origine del progetto, come si è detto, l’obiettivo di favorire il reinserimento nella società attraverso l’acquisizione di competenze concretamente spendibili sul mercato del lavoro, come appunto quelle in gelateria. Perché è proprio “lavoro” la parola-chiave: uno dei più recenti rapporti del Cnel conferma che solo il 2% dei detenuti che hanno avuto la possibilità di un inserimento professionale torna a commettere reati, contro una media che tocca il 70% tra gli altri. Nel caso delle donne poi il lavoro rappresenta un’ulteriore arma di emancipazione e “libertà” da condizioni di marginalità: una gabbia che come sappiamo prescinde dal carcere, ma che per chi in carcere è costretto a vivere rappresenta una prigione moltiplicata.
Alla prima tappa del corso, che a Milano ha coinvolto la maestra gelatiera Rosa Pinasco, hanno partecipato cinque giovani mamme, tutte straniere, che durante le tre giornate di formazione hanno appreso i fondamenti teorici e pratici del mestiere ricevendo quindi un attestato finale. “Una esperienza molto forte. All’inizio le ragazze - ha spiegato l’insegnante - sono partite in maniera piuttosto scettica, poi tutto è cambiato perché hanno capito che qualcuno stava investendo su di loro e si sono scoperte capaci di realizzare qualcosa di concreto. Un’allieva in particolare mi ha colpito: è partita apparentemente disinteressata, poi man a mano che le lezioni progredivano si è mostrata sempre più coinvolta. Alla fine del corso non solo aveva imparato a memoria le ricette di dodici gusti, ma soprattutto era in grado di fare le proporzioni a mente meglio di me. Ha scoperto di avere un talento e questo ha cambiato radicalmente il suo modo di vedere le cose”.
L’impegno in gelateria non si esaurisce con il corso: grazie alla macchina professionale donata dai due Club Soroptimist di Milano le detenute prepareranno d’ora in avanti il gelato per i loro bambini. Ma “il vero sogno - spiega Paola Pizzaferri, referente Soroptimist e coordinatrice del progetto nazionale - sarebbe quello di vendere il gelato a tutti i milanesi, realizzando all’Icam un piccolo punto vendita aperto al pubblico”. Ci proveranno nei prossimi mesi, sfruttando un protocollo già sottoscritto con il Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia.











