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di Andrea Galli


Corriere della Sera, 10 ottobre 2020

 

Dialogo tra don Gino Rigoldi e il ministro Lamorgese. Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e don Gino Rigoldi protagonisti del dibattito al Giambellino. Il sacerdote ha ribadito l'importanza, quando si affrontano tematiche relative alla sicurezza, degli interventi in chiave sociale, sopratutto nelle zone dove c'è più degrado.

Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. E don Gino Rigoldi. Uniti, al teatro Shalom, per parlare di sicurezza ma non solo. L'ex prefetto: "Milano sa reagire con la capacità di fare squadra". Il sacerdote: "Dobbiamo mantenere sempre vivo il senso della solidarietà. E partire dai bisogni delle persone".

Non poteva essere che qui. In uno dei suoi quartieri, il Giambellino. Indipendentemente dal peso, dal profilo, e dal ruolo dell'ospite-interlocutore, che ieri, al teatro Shalom, all'interno della parrocchia di San Vito, è stata il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. Salita sul palco con don Gino Rigoldi, per appunto un padrone di casa da queste parti, nell'incontro organizzato dal Partito democratico cittadino nell'ambito del ciclo di eventi "Ricomincia con noi". Tema di partenza: la sicurezza. Poi si è parlato di tanto altro, in diretta streaming e davanti a 120 spettatori, il massimo della capienza per le misure anti-covid.

Il primo intervento del sacerdote, preceduto da quello del ministro che ha annunciato, in relazione alla pandemia, la possibile rimodulazione dell'impiego dei militari già presenti in città, si è concentrato sulle case popolari. Ancora difettose a livello generale, ancora diffusori di criticità: "Ma se miglioro il clima all'interno degli appartamenti, ho innegabili vantaggi su tutto il palazzo e, a cascata, sull'intera zona intorno". Dunque sì a macro-interventi, a riqualificazioni strutturali su larga scala, a operazioni contro le occupazioni, ci mancherebbe il contrario. Ma senza mai dimenticare i singoli profili degli inquilini, le loro richieste, gli specifici bisogni: esplorare in profondità, non "limitarsi alla superficie".

Il capocronista milanese di Repubblica, Piero Colaprico, moderatore del dibattito, cui ha partecipato anche il presidente del Municipio 6 Santo Minniti, ricordando le lontane stagioni milanesi dei cento e passa omicidi all'anno ha domandato a Lamorgese lo stato attuale della sicurezza metropolitana, in riferimento al presunto "far west" sovente evocato dal centrodestra. Risposta che peraltro è comprovata dai numeri: "Parliamo di una città assolutamente tranquilla".

Di nuovo don Gino, innescato sul tema del lavoro, fra nuovi disoccupati e impieghi in nero: "Stiamo agendo in relazione all'emergenza, nell'ovvia speranza di uscirne, contribuendo a fornire non pochi pasti a chi ne ha bisogno, a chi i non ha soldi per comprare da mangiare. Dopodiché, dobbiamo essere pronti per quando terminerà questo periodo, farci trovare reattivi con metodo. Il punto di partenza? L'importante è muoversi insieme, mantenere il senso della comunità".

Altro argomento (col ministro): una delle famose virtù di Milano, ovvero la sinergia fra le istituzioni, che riguarda anche i rapporti tra differenti forze dell'ordine, e al contempo la capacità dei privati di entrare direttamente nelle esigenze dei milanesi. Lamorgese: "Sì, vero. Nella mia recente esperienza di prefetto, ho avuto modo di verificare l'immediata disponibilità, l'attenzione, la conseguente mobilitazione. Una qualità senza dubbio locale, che però adesso, nel mio incarico da ministro, trovo anche nel resto d'Italia. Il periodo durissimo che stiamo vivendo ha generato reazioni virtuose".

Ulteriore argomento, sempre con Lamorgese: gli immigrati di seconda generazione e il loro ingresso in polizia, finanza, carabinieri: "Chi è cittadino italiano può partecipare ai concorsi regolarmente. Se hai l'età e sei cittadino italiano puoi partecipare, e nei concorsi vale il merito, non il colore della pelle".

Chiusura con don Gino: la politica a Milano: "Io e la politica? Beh, ci parliamo, con la massima chiarezza. Su alcuni temi non ci incontriamo per niente. Su altri andiamo d'accordo. A volte litighiamo anche, e qualcuno mi augura di andare all'inferno... Penso al carcere: sono problemi l'altissimo tasso di recidiva, sono problemi i suicidi... Eppure mi sento rispondere che problemi non lo sono per niente, il problema è la sicurezza".