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di Rosario Di Raimondo

La Repubblica, 14 maggio 2023

“Lei è giovane e voglio darle una possibilità, non la sprechi”. L’uomo era stato arrestato in flagranza di reato a Milano. Il giudice in direttissima ha convalidato l’arresto ma non ha dato nessuna misura cautelare. Lui: “Lo faccio solo da qualche mese per arrotondare”. Lontano dalle luci di San Siro e dai suoi euroderby, corre dietro al pallone nei campi di provincia come calciatore dilettante, e in cambio rimedia i rimborsi per la benzina. Durante la settimana, invece, da un annetto fa l’apprendista operaio e porta a casa quasi 600 euro al mese di stipendio. “Prendo qualcosa, ma i soldi non mi bastano”, racconta questo ragazzo milanese di 26 anni, felpa, tuta e sneaker, pusher (quasi) per caso catapultato nell’Aula 1 per i processi in direttissima in un grigio sabato mattina di maggio.

I poliziotti lo hanno beccato e fermato mentre vendeva una dose di cocaina a uno sconosciuto. In tasca aveva altri sette involucri contenenti la stessa sostanza. L’arresto è stato convalidato ma la giudice Mariolina Panasiti non gli ha dato alcuna altra misura cautelare. Insomma, è libero. Stavolta. “Lei è giovane, le do questa possibilità. Non la sprechi”, l’avvertimento della magistrata.

L’appuntamento in aula è alle 10,30, l’operaio-calciatore arriva affiancato dall’avvocato, si siede davanti alla giudice e lei comincia con le domande di rito. “Vuole rispondere?”. “Voglio rispondere”. Lui confessa tutto: “È vero, avevo sette dosi di cocaina, me le hanno date delle persone straniere. È vero, ho ceduto un involucro a un giovane di cui non conosco il nome. Mi aveva dato quaranta euro. Il resto della cocaina? Volevo venderla ad altri, io non ne faccio uso”.

E perché questo “lavoretto”, chiede il giudice. “Ho una paga normale, non sono un operaio qualificato. Prendo qualcosa ma non mi basta. Non arrivo a 600 euro. Lo faccio solo da qualche mese. La mia ragazza guadagna gli stessi soldi, viviamo insieme a casa dei suoi genitori”. Torna al suo posto, la pm in aula chiede per lui soltanto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, l’avvocato chiede che non venga data nessuna misura considerato anche che di fatto non ha precedenti (a parte un decreto penale di condanna al quale ha fatto opposizione). La giudice si ritira per decidere, il ragazzo si siede e si alza il cappuccio nero sulla testa.

Passano i minuti, torna la toga. Convalida l’arresto ma non ordina nessuna misura cautelare, nemmeno la più blanda. “Ha confessato, un po’ di autocritica l’ha fatta e questo lascia sperare che sia l’ultima volta”, sottolinea. “Per mia abitudine, la prima volta si cerca di andare incontro alla persona. Lei ha 26 anni, è giovane, se comincia e continua (con lo spaccio, ndr) non ne esce. Le voglio dare questa possibilità, non la sprechi”. A luglio è fissata la nuova udienza. Se tutto filerà liscio, un periodo di messa alla prova ai servizi sociali cancellerà questo grigio sabato mattina.