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di Simona Ballatore

Il Giorno, 28 giugno 2026

Da settembre ha potuto frequentare il corso serale al Bertarelli dove ieri ha affrontato anche l’orale. Ha fatto da apripista al “Progetto carcere” della Statale dedicato alle superiori: “Iniziamo dal diploma”. “La scuola mi ha ridato quotidianità e amicizie. Mi ha fatto tornare ad avere una vita mia e mi ha fatto conoscere persone con passioni grandi, che aiutano e si impegnano per il semplice piacere di farlo. Quello che vorrei fare io, una volta “fuori”. Leo, nome di fantasia, ha 29 anni e si è diplomato ieri in “Servizi commerciali” all’istituto Bertarelli-Ferraris dove ha potuto frequentare il corso serale: dalle 8 alle 15.30 lavorava nel carcere di Bollate - dov’è detenuto - poi si metteva in viaggio per raggiungere la scuola di Porta Romana, insieme a studenti di tutte le età, per poi rientrare in carcere. “I miei compagni non sapevano nulla del mio passato, per loro sono un compagno come tanti - racconta -. Non volevo che qualcuno mi guardasse come il “poverino in galera” o con sguardo giudicante. Volevo essere visto come persona. Punto”.

Da ragazzino Leo aveva scelto il liceo artistico, gli piaceva la scuola, era bravo a disegnare. “Ma non era quello che avrei voluto fare davvero”, confessa. Così, in carcere, ha voluto ripartire da lì, dalla scuola, iscrivendosi a Ragioneria nel 2022. “Quando ho trovato lavoro per la cooperativa Bee4 però non riuscivo più seguire anche se ho cercato di continuare a studiare da solo”. Fino all’incontro con Sara Abdel Ghani, studentessa di Lettere, che è diventata poi responsabile di “Iniziamo dal Diploma”, sotto l’ala del “Progetto carcere” dell’Università Statale di Milano. Un percorso rivolto ai ragazzi delle superiori, nato proprio con Leo. “Mi sono resa conto di un problema sistemico - racconta Sara dal Bertarelli, dove ha accompagnato il maturando -: molte persone in carcere non hanno il diploma e spesso si trovano costrette a scegliere tra lavoro e studio. Abbiamo creato un percorso apposito, con il nostro prorettore Stefano Simonetta, per iniziare a fare da tutor non solo agli universitari ma anche agli studenti delle superiori”.

Leo ha fatto da apripista. “Sara mi ha offerto il suo tempo, aiutandomi nelle materie umanistiche - racconta il 29enne - poi ha trovato tanti professionisti che mi hanno dato una mano in economia, in matematica, in diritto e ho iniziato a sostenere gli esami da privatista. Andavo in un’altra scuola a fine anno, scortato dalla Polizia, poi in quarta superiore abbiamo mandato la richiesta per uscire in “Articolo 21”. Ho aspettato per otto mesi la risposta, ma a settembre sono venuto al Bertarelli. E sono grato. A Sara, che ha creato questo progetto, al preside Federico Militante che mi ha accolto e aiutato con gli orari, che per me sono contati. Al prof Cordella, che ha creduto in me, e alla professoressa Funaro, che è stata lì a gestire la burocrazia. E a tutti coloro che mi hanno fatto arrivare fin qui”. Alla Maturità: prima prova sulla curiosità, seconda tra bilanci di sostenibilità e indici. All’orale ha portato tutto se stesso.

“È stato bello impegnativo ma sono soddisfatto - sorride -. È finita la scuola, dovrei essere felice ma un po’ mi dispiace. Per me ha significato tanto: mi ha fatto uscire e dato voglia di futuro”. Tra tre anni sarà libero. Ma intanto tornerà a studiare Leo: “Statistica, machine learning ed economia, penso in Bicocca. Questo diploma lo dedico a me, per l’impegno.

A mia mamma, perché finalmente sarà contenta. E a Sara e a tutte le persone che mi sono state vicine tutto questo tempo. Perché so che non è stato facile. Ogni volta hanno dovuto imbattersi in miliardi di autorizzazioni. Sono stati il primo, non voglio essere l’unico”. “Da lui abbiamo iniziato ad aiutare tanti altri studenti di altre carceri - conferma Sara - a Bollate e a Lodi e pensiamo di ampliare il progetto: è importante per il reinserimento sociale, da un punto di vista professionale, ma anche umano. E diventa un’occasione di riscatto”.