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di Maurizio Giannattasio

Corriere della Sera, 23 febbraio 2023

Il problema del sovraffollamento: 190% rispetto alla reale capienza. Il sindaco: “Le condizioni di vita dei reclusi sono al di là dell’accettabile”. Le ipotesi: trasferimento o ristrutturazione. “San Vittore? È un carcere indegno di una città come Milano. Chiederò l’intervento del nuovo ministro della Giustizia”. Sono le parole usate a ottobre dal sindaco Beppe Sala al termine del suo sopralluogo nel carcere di piazza Filangieri che mercoledì è tornato alla carica rivolgendosi direttamente al guardasigilli, Carlo Nordio: “Sto aspettando che il ministro venga a Milano, ne parlavo col prefetto in questi giorni perché le questioni sono tante, c’è il Beccaria, c’è San Vittore. Aspetto una sua visita per porre il tema”.

Il sindaco torna a parlare delle condizioni del carcere di San Vittore e del possibile trasferimento se non si mette mano al problema del sovraffollamento. “Le condizioni di vita dei reclusi sono al di là dell’accettabile” ha proseguito Sala citando l’associazione Antigone che questa estate ha certificato un affollamento del 190 per cento rispetto alla sua reale capienza. “Si tratta di una situazione che ha ben oltrepassato i limiti della civiltà. In molti si sono sempre espressi con contrarietà all’ipotesi di chiusura e spostamento del carcere. Molte possono essere le motivazioni di una riflessione necessaria in materia, ma ritengo che molte se non tutte potrebbero essere superate dalla constatazione che non è parte del cuore di Milano obbligare una detenuta, magari incinta, a condividere con tre altre detenute uno spazio di pochissimi metri quadrati, dovendo usare un bagno alla turca per i suoi bisogni”. E ritorna il giudizio citato all’inizio: “Queste condizioni di vita sono indegne di Milano e della sua tradizione di città equa ed accogliente”.

Sullo sfondo il tema è sempre quello: il trasferimento della struttura dal centro cittadino. Se ne parla da decenni. Più di vent’anni fa, nel 2001, l’allora sindaco Gabriele Albertini aveva puntato sul trasloco della casa circondariale per realizzare un grattacielo con un grande parco intorno e aveva strappato la promessa all’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli che lo Stato avrebbe costruito un nuovo carcere nella periferia di Milano. Alla fine non se ne fece nulla, anche perché la Sovrintendenza sentenziò che il nucleo storico del carcere non può essere abbattuto.