di Paola Fucilieri
Il Giornale, 31 maggio 2025
Sala apre al trasloco in una struttura fuori dal centro Sisto: “Già nel 2026 opere per 9mila nuovi posti”. L’impegno delle istituzioni di tutti coloro che operano per un possibile benessere dei detenuti delle carceri italiane, compresi i volontari, fanno a pugni con numeri che indignano e una situazione drammatica. “Ad oggi, abbiamo già registrato 33 suicidi nelle carceri italiane, ben 35 suicidi tra gli agenti penitenziari. Il 60 per cento dei detenuti lo è stato almeno un’altra volta; il 20 per cento è stato detenuto almeno altre cinque volte; oltre il 90 degli istituti penali risale a prima del 1980 e il sovraffollamento supera il 120 per cento” spiega Marco Martellucci, presidente di “Spazio Aperto” che ieri al Centro Congresso della Fondazione Cariplo, in via Romagnosi, ha organizzato una mattinata di confronto all’insegna del miglioramento a ogni costo del sistema carcerario italiano e in particolare contro il sovraffollamento degli istituti di pena. Un convegno dal titolo ambizioso ma anche mirabile La fine del “sistema infinito”, il sistema carcerario. A cui il sindaco Beppe Sala ha subito affiancato la proposta di trasferire in un’altra struttura, lontano dal centro città, il carcere di San Vittore per renderlo più vivibile e meno sovraffollato.
“Il problema è San Vittore - ha detto Sala - perché le altre carceri di Milano comunque alla fine funzionano”. Poi ha aggiunto: “Capisco che abbia senso averlo in città per gli avvocati e i tanti che fanno volontariato, ma rimane il fatto che non si può pensare di andare avanti a lungo con un carcere così sovrappopolato, con servizi non dignitosi”.
Il “sistema infinito” di cui parla “Spazio Aperto” è la condizione in cui vive il detenuto negli istituti penitenziari, sovente connotata da una negativa inattività e da un isolamento che, statistiche alla mano, lo porta poi alla recidiva e quindi di nuovo in carcere, senza possibilità di reinserimento. “Spazio Aperto” - associazione di volontariato che aiuta i detenuti e le loro famiglie, promuovendo il reinserimento sociale e la dignità umana - propone così un nuovo modello di governo e gestione del sistema carcerario attraverso il coinvolgimento di tre attori: l’imprenditore sociale, il detenuto e lo Stato. La proposta punta a realizzare nuove strutture detentive con il coinvolgimento dell’imprenditoria privata virtuosa, permettendo ai detenuti e agli operatori del settore che fanno riferimento al Dipartimento degli Affari penitenziari, di operare in ambienti conformi alla norma e favorire, con percorsi lavorativi, il processo di reintegrazione e l’abbattimento della recidiva.
Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha aperto al progetto. Sottolineando la necessità imprescindibile, accanto a una certezza della pena che questa si sconti in condizioni di assoluta civiltà. Ha ricordato quindi che in qualità di ministro della Giustizia uscente, 12 anni fa, aveva lasciato un elenco di caserme vuote da poter adibire a strutture carcerarie, senza che però nulla finora sia accaduto. E infine ha lanciato l’idea di riesumare la “norma Giachetti”: il parlamentare di Italia Viva propone infatti, contro il sovraffollamento, la scarcerazione anticipata (45 giorni in meno da scontare per ogni sei mesi di buona condotta). In collegamento da Roma ha parlato anche il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha promesso entro la fine del 2026 alcune opere di edilizia carceraria per risolvere la situazione di almeno 8-9mila posizioni nelle carceri.
Il presidente della Regione Attilio Fontana in questi anni si è reso disponibile e discutere delle criticità del sistema carcerario lombardo e a trovare soluzioni. “Proponiamo il “modello Lombardia”: mettere insieme gli imprenditori, le università, le associazioni professionali e di categoria per costruire un’alternativa nuova, che vada oltre lo schema utilizzato fino ad oggi” ha detto ieri. Sisto gli ha imputato di non far funzionare al meglio la sanità nelle carceri, ma il governatore non si è lasciato sopraffare. “Il limite delle strutture è grande se ogni volta che serve fare qualcosa in più della semplice visita medica siamo obbligati a mandare il detenuto in ospedale” ha risposto. Come dargli torto?











