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di Nicola Palma

Il Giorno, 8 luglio 2024

Ancora tensione al carcere Beccaria. Secondo le prime informazioni, attorno alle 22 di domenica 7 luglio, alcuni detenuti hanno dato alle fiamme effetti personali presenti nelle celle, generando un incendio che è stato domato nel giro di pochi minuti dagli agenti della Polizia penitenziaria. Quando sono arrivati i vigili del fuoco, il rogo era praticamente spento. Le fiamme e soprattutto il fumo che si è sprigionato hanno però avuto come effetto immediato il trasferimento dei giovanissimi reclusi della seconda ala in un altro settore. In via dei Calchi Taeggi sono arrivati anche gli agenti dell’Ufficio prevenzione generale della Questura e una camionetta del Reparto mobile, che sono rimasti davanti agli ingressi dell’istituto minorile fino alle 23.30.

Il precedente - Poco più di un mese fa, il 29 maggio scorso, era andata in scena una rivolta dai numeri più elevati: una settantina di detenuti aveva dato vita a una violenta protesta generata da una sanzione disciplinare a un detenuto minorenne e da un controllo antidroga. Anche in quel caso, era stato necessario l’intervento degli agenti in assetto antisommossa per riportare la calma: alla vista dei poliziotti, i giovanissimi reclusi avevano subito messo fine al raid, che comunque aveva provocato diversi danni ai vetri delle porte blindate e ad altri arredi del carcere.

L’inchiesta - Fibrillazioni direttamente o indirettamente legate anche all’indagine della Procura, ancora in corso, che a fine aprile ha portato all’arresto di tredici agenti della polizia penitenziaria e alla sospensione di altri otto colleghi per presunti maltrattamenti e torture sui detenuti del carcere minorile, testimoniati anche dai video acquisiti dai magistrati.

I rinforzi - Nei giorni immediatamente successivi, il capo del Dipartimento per la giustizia minorile Antonio Sangermano ha inviato 47 agenti a rinforzare un organico falcidiato da misure cautelari e sospensioni dal servizio e già carente prima dell’inchiesta: 25 sono stati dirottati dall’Ufficio esecuzione penale esterna della Lombardia, mentre gli altri 22 sono stati applicati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a seguito di un interpello regionale. In quel delicatissimo frangente, è stato pure annunciato un potenziamento dello staff di educatori e psicologi. Evidentemente, però, le tensioni tra le mura del Beccaria non si sono ancora placate.