di Matteo Castagnoli e Cesare Giuzzi
Corriere della Sera, 25 marzo 2025
La protesta intorno alle 16, dopo che un ragazzo ha saputo del suo prossimo trasferimento. Due minori intossicati, due agenti della polizia penitenziaria lievemente feriti dal lancio di oggetti. Il piano scatta quando due giovani detenuti del carcere minorile Beccaria scoprono che a breve saranno trasferiti. Destinazione: penitenziario di Catania. Ai ragazzi si uniscono alcuni reclusi nello stesso reparto. Così inizia il tentativo di rivolta. Una protesta, l’ennesima, che però ieri pomeriggio finisce nel giro di un’ora. I ragazzi danno fuoco a materassi e lenzuola nelle loro celle. A quello che trovano intorno a loro. In via Calchi Taeggi, estrema periferia Ovest della città, intervengono i carabinieri e sette squadre dei vigili del fuoco che spengono il piccolo incendio. Alla fine della rivolta fallita restano solo le grida dei detenuti e i colpi di bastone sulle inferriate verdi del carcere. “Andate via”, urlano.
Al Beccaria le sirene iniziano a risuonare qualche minuto prima delle 16. Il fumo, partito da alcune celle al secondo piano, si propaga velocemente tra i corridoi. In via Calchi Taeggi si precipitano anche le ambulanze del 118. Il bilancio è di 9 detenuti (solo uno trasportato all’ospedale San Carlo in codice giallo), tre agenti della polizia penitenziaria (due in verde e uno in giallo all’Humanitas e al Policlinico) e il medico del carcere soccorsi per inalazioni dei fumi. Ma nelle fasi iniziali della rivolta, i ragazzi che si uniscono ai due che avevano dato il via ai disordini, lanciano oggetti, forse delle piastrelle, contro i poliziotti. Due di loro vengono portati in pronto soccorso per lievi ferite.
Arriva anche don Gino Rigoldi, ex cappellano del Beccaria. Dalle finestre del terzo piano del carcere, però, qualche ragazzo vede le telecamere in strada. Afferra un bastone e inizia a picchiare sulle inferiate delle celle gridando: “Via, via. Il sistema carcerario non funziona”. Nessuno evade. In poco più di un’ora la situazione torna sotto controllo. Appena dieci giorni prima c’era stato un altro tentativo di rivolta con le stesse modalità. Era la notte del 13 marzo e quattro detenuti minorenni e un agente della penitenziaria, erano rimasti lievemente intossicati in un altro incendio. Quella sera erano stati una quindicina i reclusi coinvolti nei disordini, e anche in quell’occasione nessuno era riuscito a evadere. Tensioni che ormai si trascinano da anni. Il 31 agosto dell’anno scorso, i detenuti avevano incendiato i materassi di una cella e due di loro erano riusciti a scavalcare il primo muro di cinta. I feriti erano stati otto. Dieci giorni prima, invece, il 20 agosto, dopo un altro tentativo di rivolta erano stati portati in ospedale 5 agenti e 3 detenuti. Il caso più clamoroso il giorno di Natale di tre anni fa con l’evasione di sette giovani detenuti, poi catturati nel giro di pochi giorni. Ieri, dopo l’ulteriore protesta, il segretario generale del Sappe (il sindacato autonomo polizia penitenziaria), Donato Capece, ha definito le azioni “irresponsabili e gravissime. Avevamo detto che era un errore l’innalzamento dell’età dei presenti nelle carceri minorili: oggi possono starvi anche donne e uomini di 25 anni”.
Il caso Beccaria agita anche la politica. Il sindaco Beppe Sala ha espresso la sua “solidarietà agli agenti del Beccaria”, spiegando che “stiamo parlando di un istituto penale che oramai da tantissimi anni non è adatto a svolgere il ruolo a cui è stato delegato. Spero che il ministero finalmente intervenga e avvii un progetto di profondo rinnovamento della struttura”. “Non è tollerabile che i detenuti riescano ad appiccare incendi con una simile facilità”, ha aggiunto l’assessore regionale alla Sicurezza, Romano La Russa. Che ha concluso: “Probabilmente va rivisto l’intero sistema educativo all’interno del carcere”.











