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di Sandro De Riccardis


La Repubblica, 15 ottobre 2019

 

Vista la volante ha ingerito qualcosa, poi all'improvviso è stato male nella cella della questura. Inutile la corsa in ospedale, disposta l'autopsia: forse l'involucro dello stupefacente si è rotto.

Viene notato durante un normale servizio di pattugliamento dagli agenti di una volante. Il magrebino si aggira nei parchetti alla fine di via Giovanni da Cermenate, poco lontano da piazzale Ferrara, alla periferia sud della città. Vede la volante e cambia direzione, poi cerca di nascondersi dietro le siepi, tanto da far insospettire i poliziotti. Che vedono anche l'uomo tirare qualcosa fuori dalle tasche e metterla in bocca.

Quando lo raggiungono e lo fermano, alle 18 di sabato, lo trovano senza documenti. Sulla base delle generalità che comunica, viene identificato come un tunisino di 46 anni, già raggiunto da un provvedimento di espulsione dal territorio italiano emesso a gennaio. Così l'uomo viene trasferito in questura e rinchiuso nelle camere di sicurezza.

Non manifesta malesseri fino a quando, dalle videocamere che controllano l'interno delle celle, altri poliziotti non lo vedono cadere per terra e non rialzarsi più. Scatta subito l'allarme, viene richiamata l'ambulanza che si trova in via Fatebenefratelli, fuori dalla questura, intervenuta per assistere un altro fermato, diabetico, che si trova in cella con il tunisino.

I sanitari entrano e lo soccorrono, l'uomo dice di avvertire forti dolori all'addome. Poi è preda di convulsioni. È così che viene trasferito in codice giallo al vicino Fatebenefratelli. Sono le 18.30. In pochi minuti la situazione precipita. Mentre è in ambulanza perde conoscenza e inizia a emettere schiuma dalla bocca.

Quando arriva in ospedale, è passata poco più di un'ora e mezzo dal fermo. Ma l'uomo ora è in condizioni gravissime, in arresto cardiocircolatorio. Un'ora dopo, alle 19.30, muore. Viene subito avvisato il pm di turno, Enrico Pavone, che ordina l'autopsia per togliere ogni dubbio sulle cause della morte.

Perché l'ipotesi più verosimile è che a uccidere il magrebino sia stata la sostanza che lui stesso ha ingerito. Per sfuggire al controllo ed evitare di essere trovato con lo stupefacente. Ma - questa resta la ricostruzione più probabile - la confezione che conteneva la droga, di cellophane o carta stagnola, nella fretta di anticipare il controllo di polizia, potrebbe essere stata chiusa male. Tanto da rilasciare droga nel corpo, una volta ingerita.

Sostanza che potrebbe essere stata fatale all'uomo. Dalle prime analisi nel sangue, riferisce la questura, risulterebbero tracce di stupefacente nell'organismo. Sarà ora l'esame autoptico a verificare questa ricostruzione.

Che si basa anche sui precedenti di polizia a carico della vittima. Il tunisino, irregolare e senza una residenza ufficiale in città, oltre a essere gravato dall'ordine di espulsione, aveva dei precedenti con diversi alias per detenzione a fini di spaccio, resistenza e lesioni. Arrivato nel 2007 per la prima volta in Italia, era stato detenuto diverse volte a Milano, Novara e altri penitenziari. Aveva sempre dichiarato di essere tunisino, ma il consolato aveva chiesto verifiche sulla sua reale nazionalità.